Per la prima volta nella mia vita ho avvertito il bisogno di un aiuto professionale. E’ successo in un momento in cui ho sentito fosse il momento di capire alcuni meccanismi che mettevo in atto, il motivo per cui si ripetevano delle situazioni… Ho capito di non poter farcela da sola.
Due anni fa una mia amica mi aveva parlato di una psicoterapeuta da cui andava e dei suoi metodi non proprio convenzionali. Bene, alla conclusione di due giorni in cui non riuscivo a fermare le lacrime, ho pensato a questa figura in un modo che non potevo ignorare. Non era un pensiero superficiale, era qualcosa che mi arrivava da dentro. Il lunedì mi sono fatta dare il numero e ho preso appuntamento per il mercoledì.
Non mi sono mai nascosta le cose o comunque ho sempre cercato di guardarmi dentro e con molta franchezza dirmi ciò che vedevo. Sono arrivata da lei avendo già analizzato una parte della questione. Mi sono sentita dire ciò che immaginavo e cioè che la mia parte pensante, consapevole e razionale aveva già fatto la sua parte ed era in grado di lavorare bene ma… La parte emotiva? Quella è circondata da una muraglia ma, al contrario di quello che molti pensano, non perchè sia poco sviluppata, al contrario! Così sviluppata che la parte razionale ha deciso di difenderla e per farlo, mattone dopo mattone, ci ha costruito una fortezza. E’ il drago che difende il castello.
L’immagine reale è un’altra. Dopo avere conversato senza nessun tipo di giudizio, commento o condizionamento ma, soprattutto, senza ricondurre sempre tutto a traumi, genitori & C. (me ne sarei andata), mi ha parlato della respirazione spiegandomi in cosa consistesse. Un respiro intenso e veloce cercando di “usare” la pancia.
Non ho quasi mai usato la pancia… Cosa vi risiede? L’emotività! Mentre mi sforzavo di respirare con la pancia, l‘immagine che vedevo era una palla di ferro. L’aspetto era di un metallo coperto dal tempo ma c’era anche una crepa e da un foro usciva un raggio di luce.
Perchè scrivo questo? Non per promuovere questa tecnica, se qualcuno la vuole conoscere e sperimentare non sarà difficile, ma per dire di non permettere a nessuno di farvi inglobare le emozioni in una palla di ferro arrugginito. Non mi ritengo una sprovveduta ma l’ho permesso ed in realtà l’ho permesso a me stessa. Quando una situazione non è “sana”, qualsiasi sia il motivo, gelosia, asessualità o altro, dobbiamo uscirne o risolverla, perchè non siamo fatti per rinchiudere le emozioni.
Sono solo all’inizio di una fase di liberazione, come l’ha chiamata la mia insolita psicoterapeuta. Non è semplice e se da un lato potrei avere paura di ciò che mi comunicherà il mio inconscio, dall’altro sono profondamente curiosa ed in attesa. In tutto questo lo scopo è uno. Quello di non continuare a perpetrare nella messa in atto di azioni che mi portano inevitabilmente allo stesso risultato. Un risultato derivante da un percorso fatto di dispendio di energie, pazienza, fiducia, felicità e che catapulta al punto di partenza. Un punto di partenza dove mi ritroverò se non capisco determinate cose. Come qualcuno che non impara la lezione e allora deve ricominciare da capo. Anche no, ora basta!
