Il mondo ha bisogno di persone buone

Sabato sera ero a cena ed in mezzo ad un discorso in cui si facevano considerazioni rispetto al comportamento delle persone con tutta una serie di valutazioni, ad un certo punto il mio interlocutore mi disse ciò che diceva sempre suo padre.

Il mondo ha bisogno di persone buone.

Mi ha colpito come ti colpiscono quelle frasi semplici e brevi ma che nascondono il riassunto di mille e più discorsi, elucubrazioni e filosofie. La panacea di tutto.

Nei discorsi precedenti a questa citazione, avevamo ricercato la soluzione nella cultura ma supportata da una sviluppata onestà intellettuale. Abbiamo poi valutato il rischio di una presunzione che avrebbe portato il soggetto a porsi uno scalino sopra.

Ci voleva quindi una dose di umiltà altrimenti con il tempo il rischio che la superbia prendesse il sopravvento, si sarebbe alzato. Abbiamo poi aggiunto una certa capacità dialettica necessaria per difendersi o comunque sia per non restare una parte silente nel mondo.

Proseguendo nello strutturare questo prototipo di essere umano ideale, non lo volevamo troppo timido o con il rischio venisse relegato nella fascia “nerd”. Ci voleva anche una dose di carisma! Detto, fatto.

Ultima caratteristica? Il senso della giustizia! Quello che avrebbe mosso reazioni nella difesa o in supporto di chi era più debole. Quella capacità di riconoscere subito atteggiamenti scorretti rivolti ad altri, quella di condannare senza paura le scorrettezze e le meschinità.

Poi se ne è uscito con la frase di suo padre… Racchiudeva tutto! Cosa si può aggiungere? Le persone buone sono interessate al passato, al presente ed al futuro, guardano al mondo con interesse, l’onestà non manca di certo e contestualmente nemmeno il senso della giustizia.

Le persone buone posseggono il carisma di chi è oltre ogni bassezza e la dialettica del cuore in grado di esprimere parole limpide e disarmanti soprattutto per la loro semplicità.

Scaviamo, riscopriamo dentro di noi e nutriamo questa parte presente indistintamente in ognuno perchè…

Il mondo ha bisogno di persone buone.

Caratteristiche fisiche che invece vediamo come difetti

A volte mi chiedo come sia possibile ridursi così… Sto parlando di donne e uomini che modificano il loro aspetto e poi di nuovo e di nuovo ancora!

C’è da fare una distinzione da quella che si chiama “cura di sé” perchè in questo caso ben vengano creme, intrugli, trucchi, profumi e compagnia cantando. Quando però viene superato il confine, il nome è uno solo: SCAPPATOIA. Con tutta probabilità al termine di questo ciclo in cui si finisce per guardarsi allo specchio senza riconoscersi più, si capisce che si stava scappando da se stessi. Una fuga stupida e che non può essere più percorsa a ritroso…

“Lo faccio per sentirmi meglio con me stessa/o”… Palle! Anche i bambini sanno che lo stare bene non arriva dall’esterno! Per usare una metafora, questi interventi potrebbero essere associati allo shopping… Si desidera un abito e facilmente si risparmia pur di averlo ma, dopo averlo indossato un po’ di volte, si notano in una vetrina un paio di scarpe che potrebbero dare nuova luce al vestito. Dopo le scarpe arriva la borsa, dopo la borsa il braccialetto e così via… Peccato che scarpe arancioni su un vestito verde corredato da una borsa fucsia, diano come risultato un quadro di Jackson Pollok!

Come nella più classica delle tradizioni, da adolescente non amavo il mio aspetto fisico e penso che se fossi stata una di quelle ragazze a cui i genitori non impediscono di prendere decisioni che cambierebbero definitivamente il loro aspetto, ora non saprei ciò che so. Non saprei che gli amori più grandi li ho vissuti con ragazzi o uomini che impazzivano per quello che io a quel tempo avrei cambiato!

Ci sono uomini dalle sopracciglia folte ma che senza perderebbero quel non so che. Donne con il naso a patata sopra un sorriso così splendente che tale non sarebbe senza un naso conformato in quel modo. Seni grandi o piccoli su corpi che necessariamente per essere armonici hanno bisogno di quella misura!

Il segreto sta nel difetto e quelli che lo hanno capito li riconosci. Li riconosci perché camminano con quello sprezzo negli occhi di chi ha conquistato la propria sicurezza superando le menate adolescenziali o il passare del tempo. Li riconosci perchè hanno imparato ad accettare caratteristiche fisiche così odiate per poi capire di non poterne fare a meno!

Un esercito di maschere tutte uguali…

Un paio di anni fa ero in un rifugio ed in fondo alla sala c’era una ragazza, credo poco più che trentenne. Si faceva notare non per il naso all’insù, gli zigomi alti, le labbra carnose e le sopracciglia perfette. Tutti questi elementi singolarmente perfetti (nel comune pensare), abbinati erano un qualcosa che veniva fissato come si fissa una formica con la coda!
Questa ragazza si è accorta che la stavo guardando e come me anche gli altri presenti e notai subito la sua stizza. Lei percepiva di non essere guardata con ammirazione e giuro che mi sentivo amareggiata di essere stata parte di quegli sguardi… Non la stavo giudicando, mi chiedevo solo quale poteva essere il suo viso originale, quali caratteristiche aveva soffocato e mi ripetevo che era un peccato.

Non sto condannando la chirurgia estetica a prescindere; in casi di particolare e reale occorrenza, è necessaria e fondamentale, ma non ci si può ridurre alla stregua di un pupazzo da maneggiare e correggere perché lo impongono dei canoni di bellezza fra l’altro labili!

Fermatevi un attimo ad osservare le persone che passano davanti a voi perché fra loro ci saranno due tipologie di donne (ma anche di uomini): una che porta il tempo sul viso e l’altra che ha tentato di cancellarlo. Quale delle due vi incanta? Quale delle due vi trasmette armonia?

La nostra fisicità nasce dall’unione di due persone che hanno trasmesso in uguale misura le loro caratteristiche. Se modificarne una, significa non vedere più il naso di mio padre, le labbra di mia madre o le mani di mia nonna quando mi guardo allo specchio, allora assolutamente no, grazie!

C’è una cosa che ho sempre odiato e contro la quale “combatto” ogni volta che se ne presenta la situazione: le critiche rispetto l’aspetto fisico… Le trovo di una bassezza e di un’ignoranza senza pari!

Essere disinformati, non sapere chi sia il Presidente della Repubblica o non conoscere la capitale dell’Australia, sono tutte cose la cui risoluzione dipende da noi stessi. L’aspetto fisico è qualcosa con cui si nasce, quindi colpire od offendere una persona perché corrisponde meno a dei canoni di bellezza, è da vigliacchi che dimenticano che se loro corrispondono a questi canoni non è certo per dei meriti personali!

A chi subisce critiche di questo tipo dico di non badarci perché da adulti capiterà loro di rincontrare uno di questi intelligentoni e di scoprire che sono diventati degli sfigati mondiali verso cui manco vi verrà un pensiero di vendetta perché… Cosa importa più!

Gigi Proietti… 18, 18, 18, 18, 18…

Avete presente quella parodia di Gigi Proietti in cui lui sale su di un tram continuando a dire 18? Poi ad un certo punto gli si avvicina uno chiedendogli perché continuasse a ripetere quel numero. Lui prontamente risponde a voce alta “Eccone un altro che non si fa i caxxi sua! 19, 19, 19…”

A parte la geniale ironia e l’indiscussa bravura di Proietti, vi dico cosa mi ha ricordato questa scena.

In pausa pranzo la mia vicina d’ufficio mi fa leggere dei post caricati su una pagina fb per evidenziarne l’idiozia. Questi post vengono presi da vari gruppi di chat tipo “Mamme in attesa per la prima volta”, fotografati e rimessi su questa pagina cancellando, cautamente, il nome di chi lo ha scritto.

Bene, vi racconto il post allucinante… Una mamma raccontava di avere accompagnato la figlia a scuola e di avere fatto il giro del palazzo più volte alla ricerca di un parcheggio. Dopo averlo trovato e scaricato la figlia a scuola, si è ricordata che nel supermercato di fronte erano iniziate delle promozioni e sarebbe stato quindi un peccato perdere questa occasione! Dopo mezz’ora torna alla macchina. Un vigile che le sta facendo una multa e lo sapete perché? Una disabile impicciona li aveva chiamati!

Ma lei era stata COSTRETTA a parcheggiare la macchina nel posteggio dedicato ai disabili! Non perdere le promozioni del supermercato vicono! SOLO per mezz’ora! (Ora arriva il bello) Quando si è lamentata con il vigile per l’INGIUSTIZIA che stava subendo, ha notato che lui e la disabile si scambiavano sguardi d’intesa quindi dovevano essere per forza amanti o complici! Che colpa ne aveva lei se quella STORPIA (testuali parole) non ha la pazienza di aspettare che una mamma finisca di fare la spesa…

Dopo un momento in cui mi sono vergognata di fare parte del genere femminile, leggo i commenti in cui tre donne le dimostravano solidarietà rendendosi anche disponibili per una falsa testimonianza!!!

Ed ecco il momento in cui ho ripensato alla scena di Gigi Proietti ma in questi termini:

STORPIE NEL CERVELLO 1, 2, 3, 4, 4, 4, 4, 4……….

Ad un certo punto non ti resta che sorridere e…

Come diceva Bukowski, ad un certo punto ti stufi di parlare e cercare di farti capire. Ad un certo punto non ti resta che sorridere e mandare a fanculo!

Credo che specialmente nelle donne, esista questo lato oscuro in cui alberga una masochistica ostinazione. Parlare, cercare di spiegare, di chiarire, di scavare… Ma perchè???

A volte non c’è nulla da scavare, nulla da approfondire: le cose sono così come appaiono, così come ti vengono sbattute in faccia. Continuare a togliere strati per analizzarli attentamente, altro non fa che protrarre l’agonia ma soprattutto investire del tempo che potrebbe essere impiegato in altro!

La stessa cosa vale nelle discussioni. Tante volte ci si dovrebbe fermare e capire che: opzione A. Non c’è più nulla da dire B. Il nostro interlocutore è su tutt’altra frequenza C. Proseguire ingigantirebbe la questione a dismisura rendendola fuori controllo D. Sticaxx

Invece, specialmente l’essere femminile, non molla l’osso. Il tenente Colombo nella sua ricerca di indizi è un pivello a confronto! I dettagli vengono messi sul piatto come le lenticchie a Capodanno e la cosa divertente è che se questo piatto lo state servendo a qualcuno di sesso maschile, non saprà o si ricorderà del 90% di questa zuppa di dettagli! Allora perchè andare avanti??? Sono sufficienti due o tre frasi composte da parole giuste, chiare e secche. Senza sfumature, ritagli o ricami. Se vogliono capire, capiranno e se non vogliono capire non lo avrebbero fatto nemmeno con un poema! Risultato: il vostro fegato ve ne sarà grato.

Ricordiamoci che frasi che poi si tramutano in detti sono depositari di grandi verità. “Un bel tacer mai scritto fu” (Iacopo Badoer – Il ritorno di Ulisse -)

Quando l’amore diventa ossessione

Ieri sera un mio amico e vicino di casa, si è confidato rispetto al suo difficile rapporto di coppia, al fatto che al ritorno dalle vacanze di lei, avrebbero parlato. La mia risposta è stata che non sarebbe cambiato nulla. Entro nel merito…

Dopo anni di tira e molla diretto da lui ed accettato da lei, sono andati a vivere insieme ed è iniziato un iter fatto di discussioni, urla, pianti e riappaficicazioni.

Non sto a descrivere gli episodi perché la riflessione che ho fatto, condividendola anche con lui, è stata preceduta da una premessa: una persona sente e avverte nel profondo il sentimento che le viene rivolto.

Da questo non era esente nemmeno la sua ragazza che era quasi certamente cosciente di provare un sentimento non corrisposto.

Una persona che coesiste quotidianamente con una consapevolezza che non vuole accettare è, per la maggior parte del tempo, in uno stato di ansia ed insicurezza. Alla lunga ne viene divorata portandola a mettere in atto atteggiamenti irrazionali e reazioni esagerate.

Quando le cose stanno così, non si chiama più amore ma ossessione. Un intestardirsi nascosto dietro la convinzione che si tratti di amore.

Ho dato una grossa responsabilità a lui. Nei tre anni di convivenza, se fosse stato onesto, brutalmente onesto, a quest’ora lei sarebbe con un nuovo compagno che corrisponde il suo sentimento.

In realtà lui ha provato più di una volta a dirle che non potranno mai essere una coppia… Parole che, per chi le vuole sentire davvero, esprimono una presenza di bene ma la totale mancanza di amore. Le discussioni diventavano un momento a sé perché, per non vivere nella tensione, lui faceva un passo indietro e lei si comportava come nulla fosse.

Lui è un ragazzo deciso, che non va troppo per il sottile. Per essere ancora in una situazione così, doveva esserci qualcos’altro a trattenerlo…

In un rapporto sano il collante è rappresentato da un sentimento profondo ma quando questo manca,  viene cercato in altro. Nel 90% dei casi l’elemento posto a sostituto per tenere legata l’altra persona, si chiama “senso di colpa”.

Anche in questo caso era così. Lui si sentiva in colpa per non amarla, per non riuscire a darle quello che si sarebbe meritata. Ma un sentimento non è una colpa perché nasce, muore o manca indipendente dalla nostra volontà!

La preoccupazione del mio amico non era tanto per il distacco in sé ma per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo… Un copione già vissuto fatto di telefonate, pianti e teatralità che ora sarebbero diventate più complicate da gestire vista la coabitazione sotto lo stesso tetto.

Mentre si confidava mi chiedevo cosa spingesse una donna ad annullarsi in questo modo. Cosa porta ad accettare qualsiasi cosa pur di tenersi un uomo?

Non era amore nemmeno il suo, era un qualcosa di insano e prima avrebbe capito questa cosa e prima avrebbe ricominciato a vivere.
Mentre ascoltavo ero convinta che lei fosse cosciente di avere messo da tempo l’orgoglio per se stessa sotto le scarpe ed il fatto di non porvi rimedio era sintomatico di qualcosa di più profondo.

Un comportamento autodistruttivo non viene messo in atto a causa della situazione che la persona sta vivendo in quel frangente. L’origine è facilmente nascosta in qualcosa di molto più complesso e radicato.

La cosa complicata è farne prendere coscienza. Questo compito, il più delle volte, sortisce effetti se viene affidato ad una terza persona che non deve necessariamente essere un professionista, ma anche da qualcuno vicino che nel momento giusto e con la sincerità necessaria, riesce ad insinuare il dubbio.

L’insicurezza diventa un veleno che un po’ alla volta prende il possesso di ogni pensiero e l’antidoto è solo la sincerità verso se stessi e la presa d’atto.

Lasciate perdere ciò che non funziona. Lasciate libero chi vuole volare via.