Maschi e Uomini. Quando si deve fare una distinzione

Ebbene sì, l’altra metà del cielo è a sua volta divisa in due: “maschi” e “uomini”.

Potrebbe sembrare una banalità od un controsenso ma non è così.

Tutte abbiamo incontrato una delle due specie! Il mitico Piero Angela avrebbe certamente dedicato una puntata del suo Quark, ne avrebbe elencato le caratteristiche, facendoci capire le differenze… Cose che per la sopravvivenza di ogni donna, sono essenziali! Tipo distinguere una bacca velenosa da un mirtillo!

Ora proverò, quanto più degnamente possibile, a mettermi nei panni di Piero, senza però dimenticare una cosa fondamentale ed imprescindibile… La sigla!!! Prima di procedere aprite una nuova pagina internet e cercate “sigla quark”. Azionata la musica potete procedere con la lettura.

Passiamo all’elenco delle caratteristiche che, non essendo supportata da un team redazionale, non sarà in ordine di importanza

MASCHI

–          Hanno le sopracciglia a coda di rondine o comunque disegnate da abile pinzetta

–          Si depilano petto, braccia e gambe (per i ciclisti le gambe sono ammesse)

–          Indossano pantaloni più attillati dei vostri

–          I capelli non sono mai spettinati (se non volutamente)

–          Nel docciatore hanno fatto inserire un sondino che va a pescare direttamente nella boccetta del profumo

–          Non hanno uno stile proprio. Apri il primo giornale di moda ed eccolo lì…

–          Un’inspiegabile disturbo alla cornea li costringe a portare gli occhiali da sole anche quando il sole è ormai calato

–          Sono perennemente in dieta anche se non lo confesseranno mai (ma li sgami alla prima cena)

–          Fanno le solite, banali ed idiote battute a cui ridono solo loro ed i loro simili (da qui il vantaggio di beccarne più di uno in un colpo solo)

–          L’immagine riflessa (la loro) non sfugge alla loro attenzione

–          Sono dei selfie man

–          Si vestono come dei teenager

–          Schifano la birra  e lo spumante che bevono deve assolutamente essere quello del momento

–          Amano e cercano una donna da esposizione

UOMINI

–          Le sopracciglia sono e restano quelle che madre natura ha donato loro

–          All’idea di depilarsi, prima si mettono a ridere e poi rabbrividiscono

–          Indossano quello che più piace a loro. Perché si sentono bene così, stanno comodi così e a chi non piace chi se ne frega

–          I capelli sono come sono (se mi ricordo metto il gel, altrimenti al primo lavandino li sistemo con l’acqua)

–          Se potessero riavere tutti gli occhiali da sole che hanno perso, potrebbero aprire un negozio di ottica

–          Mangiano quello che gli pare o, ancora meglio, quello che gli presentano davanti

–          I migliori hanno un cellulare del 1995 perché a loro di farsi i selfie non gliene frega nulla. L’importante è chiamare e, forse, se capita, mandare msg

–          Ti guardano dritto negli occhi, quello che dicono è quello che pensano e lo esprimono in concetti semplici e chiari. No giri di parole. No menate.

–          Non gliene frega niente dovessero fare anche tutta la serata in tuta da lavoro

–          Si trovano al bar con gli amici e brindano sinceri che sia birra o che sia vino della casa; l’importante è la serata

–          Amano e cercano una donna semplice ma che li sappia mettere al loro posto quanto è necessario

–          Tendenzialmente preferiscono pagare loro. Sia nei locali che nei ristoranti (diciamo un 5 contro 1)

A quanto sopra è necessaria una postilla.

Per la maggior parte dei punti in elenco nella specie “maschio”, un adolescente potrebbe anche essere giustificato ma… Se il soggetto supera i 18 anni, si può iniziare a storcere il naso. Dai 25 ai 35/40 anni munitevi di aglio e paletto di frassino. Se supera i 40 anni… Piuttosto compratevi un gatto!!!

Femmine e Donne… Quando si potrebbe fare una distinzione

Ho fatto la distinzione tra “maschi” e “uomini” quindi, per par condicio, mi sembra corretto fare la distinzione anche tra “femmine” e “donne”.

Anche in questo caso, per mancanza di un team redazionale, le caratteristiche che distinguono le due tipologie non saranno in ordine di importanza.

FEMMINE:

  • Pensano che la vera, o principale, arma di seduzione sia il fisico e fanno di tutto per esaltarne le forme (anche artificialmente)
  • La cosa fondamentale è che l’abbigliamento sia sexy e mostri (…)
  • Cercano l’uomo zerbino, uno che segua i loro capricci
  • Ogni cosa diventa un dramma
  • Il passatempo prediletto è spettegolare
  • Non hanno nessun tipo di interesse ad accrescere le loro conoscenze (politiche, sociali, culturali)
  • Non passa una giornata in cui il numero di selfie non arrivi almeno a dieci
  • La “faccia da selfie” è sempre la stessa (es. labbra con una sorta di broncio richiamante un bacio)
  • 9 foto su 10 rappresentano loro stesse
  • Una foto necessita necessariamente 100 scatti prova
  • Si accompagnano con maschi

DONNE:

  • Hanno capito che la vera seduzione passa dalla testa
  • Hanno uno stile proprio e ogni capo deve essere portato con eleganza
  • Cercano un uomo che le seduca prima di tutto intellettualmente
  • Sono indipendenti
  • Vogliono tenersi informate, ascoltano e apprendono
  • Solidarizzano con le altre donne
  • Le foto che fanno hanno un significato e il loro volto, se è presente, ha un’espressione normale e non costruita
  • La loro presenza è sobria ma dominante
  • Riescono a mixare decisione e dolcezza
  • Si accompagnano con uomini

Questa sorta di classificazione è un po’ una provocazione… Una provocazione verso atteggiamenti che stanno prendendo sempre più piede e verso una distorsione rispetto a quali siano le cose realmente importanti. Una distorsione che temo si insinui già in un’ età in cui ci si dovrebbe letteralmente rotolare nei prati, inventare giochi e il vestito da principessa è indossato solo la domenica (non vedendo l’ora di toglierlo)!

Mi preoccupa vedere bambine che si fanno fotografare con le labbra “a cuore”, non per coscienza ma per emulazione!

Non voglio fare la moralizzatrice ma questo è davvero un punto su cui si dovrebbe ragionare.

Sta diventando un virus… Vi prego trovate subito l’antidoto!

Quando la fiducia incondizionata diventa un dono perso

Non so se leggendo avete percepito il mio stato d’animo degli ultimi mesi. Com’è cambiata la mia vita e la situazione che mi sono trovata ad affrontare. Riassumo?

Quasi otto anni di convivenza durante la quale mi sono sentita dire che per lui era come fossimo sposati. Al di là di questo, nutrivo una fiducia totale rispetto alla sua persona. Ciò che esprimeva, il suo modo di essere ecc.

In un momento di crisi in cui ho dovuto prendere in mano io la situazione, è sparito nascondendosi mentre io in due giorni portavo via da casa otto anni di vita.

Esattamente oggi sono passati 4 mesi.

In questo tempo mi sono ricostruita (anzi, work in progress) ma l’altra sera mi sono resa conto di una cosa… Dopo aver salutato la mia amica con cui avevo trascorso un week end al mare, ho ripreso la mia macchina. Nel tragitto notturno verso casa ho ripensato a lui ed ho sentito l’esigenza di piangere.

Ho pianto per una fiducia tradita. Pur mettendo in conto che una storia possa finire, mai mi sarei aspettata che il valore di certe parole venisse azzerato così facilmente.

Per sentirsi traditi non è necessario vi sia una terza persona.

La mia era una fiducia così totale che la ferita si è aperta in una parte intima di me, perchè in quella parte avevo riposto un sentimento prezioso più dell’amore (che forse c’era ancora o forse no).

Mi sono chiesta il significato di quelle lacrime. Era la paura che quella parte intima si fosse chiusa o persa. Il cervello mi diceva che avrei ascoltato ancora parole così ma penserò che hanno valenza solo nel momento in cui vengono dette.

Vorrei sapere che questa sorta di cinismo sia solo qualcosa di momentaneo. Però so anche di non volere abbandonare questo pensiero e di avere quantomeno bisogno di tenerlo a mente. Questo non significa che non mi fiderò più di qualcuno ma non farò più affidamento sulle parole.

Per assurdo, proprio la persona di cui mi fidavo di più in assoluto, mi ha insegnato che le parole che descrivono un presente, hanno una validità ad esso circoscritta.

Mi hanno rubato e ucciso qualcosa di puro e bellissimo ed il regalo più bello che si possa donare a qualcuno. La fiducia incondizionata. L’hanno tradita ma qualcuno l’ha invece persa.

Tutto ci parla per farci capire qualcosa

Tutto ci parla.

Le situazioni accadono per farci capire qualcosa ed ancora più per farci cambiare degli aspetti della nostra vita, degli atteggiamenti che mettiamo in atto o la visione che abbiamo rispetto alle cose.

Inizialmente questo “parlare” è timido e bussa agli occhi della nostra mente con discrezione. Probabilmente siamo sopravvalutati perchè credo siano davvero pochi quelli che recepiscono subito questi mesti campanelli d’allarme!

Per la parte di umanità più zuccona, è necessario qualcosa di più deciso. Ecco che allora i toni si alzano, ma senza essere aggressivi. Tipo quando si ripetono le cose ad una persona allo stadio iniziale di sordità.

Però, si sa che ormai l’essere umano si è allontanato dalla sua parte più istintiva e primitiva. Quella in contatto con la natura, con le viscere.

Il messaggio non è stato recepito. Si rende quindi necessario alzare ulteriormente l’asticella e con ogni grado di elevazione, aumentano però anche stati di disagio e sofferenza…

Ciò che voglio dire è semplice… Quelli che, in gergo street, chiamiamo “casini”, altro non sono che il risultato della nostra sordità (/cecità). Sono la conseguenza di tutto ciò che non siamo disposti a cambiare per pigrizia, per ostinazione, per paura di non essere in grado o semplicemente perchè si preferisce pensare che “tanto non cambierebbe nulla”.

Ogni cambiamento, ogni virata, porta qualcosa di nuovo ed accoglie nuovi venti.

Non è semplice. Fidatevi lo so. Ascoltare la vita che ci “parla” è come trovarsi in un deserto dove l’unica indicazione è una totale fiducia e apertura verso ciò che ci arriva. Come per Gesù nel deserto, ci si presenteranno delle tentazioni travestite da paure ed illusioni. Tenteranno di riportarci ai vecchi schemi dicendoci che non erano sbagliati per noi.

Ci saranno tanti momenti in cui vorremmo poter dare la colpa a qualcuno e sfogarci scaricandogli addosso il nostro peso. Momenti in cui pensare di essere semplicemente “sfigati”, chiudendoci nel guscio della commiserazione.

Non c’è nulla di conquistato senza sforzo, però, se si decide di incamminarsi nel proprio deserto, si scoprirà l’esistenza di un oasi. E’ lì che tutto ci vuole guidare. Sia le cose belle che quelle meno belle.

Fidatevi, da mesi sono entrata nel mio di deserto. Ho pianto, ho analizzato, mi sono persa, ho perseverato, ho lottato, ho affrontato, sono caduta, mi sono rialzata. Mi sono fidata ed affidata.

Ho visto con chiarezza situazioni che mi si sono ripresentate ed ho fatto scelte diverse rispetto al passato. Il risultato? Mi sento bene. Ho detto no a persone e rapporti di cui pensavo di non potere fare a meno o, meglio, che mi portassero felicità ma… Non era così!

Ho fatto scelte diverse ma consapevoli. Mi sento stupida per non avere visto ciò che era evidente, ma poco importa. C’è anche un filo di tristezza, come quando si saluta dal finestrino di un treno chi resta sulla banchina ferroviaria, ma…

Mi piace il treno su cui sono salita, mi sento serena e tranquilla. Ora siederò sul mio divanetto e guarderò fuori dal finestrino. Voglio scendere alle mie stazioni e riempire i sedili accanto a me di persone e bagagli. Voglio imparare ed essere macchinista, capostazione, controllore e hostess del mio treno.

Imparare a non giudicare le scelte degli altri

Ieri sera ho saputo che è mancata una ragazza (43 anni) che abitava in un paese vicino al mio. La vedevo spesso quando ero piccola perchè frequentava dei posti dove abitualmente ci si ritrovava, ma non c’era mai stata una vera e propria frequentazione.

A 19 anni si era poi sposata con un mio compaesano e poco dopo è diventata mamma della prima delle sue due figlie.

Tre o quattro anni fa mi hanno detto che se ne era andata. Aveva scelto di intraprendere una nuova strada e di seguire l’uomo di cui si era innamorata. Immaginate l’impatto che questa scelta ha avuto sulla “sensibile moralità” di un piccolo paese.

Aveva abbandonato il marito, distrutto una famiglia. Doveva vergognarsi e, colpa ancora più grave, lo aveva fatto per un altro uomo.

Pur non avendo mai avuto nessun legame con lei, mi sono fin da subito sentita di difenderla, di levare una voce che fosse diversa da quell’odioso puntare il dito e pontificare sputando sentenze e veleno.

L’ho fatto per due motivi.

Il primo è la mia assoluta convinzione che nessuno può permettersi di giudicare le scelte altrui perchè dietro di esse si nascondono situazioni, sentimenti ed un vissuto che solo le parti direttamente interessate conoscono.

Il secondo è che circa sei anni fa, la vidi in un negozio in città. Era con suo marito e un’altra persona che non conoscevo.

La ricordavo come una ragazza molto di carattere, faceva sentire la propria presenza con energia. Per questo quando l’ho vista sono rimasta impressionata. Dal suo sguardo emergeva una profonda tristezza e la vedevo muoversi fra gli scaffali con disinteresse.

Lei non mi ha vista e credo non mi avrebbe nemmeno riconosciuta, ma quell’immagine mi è rimasta impressa.

Quando ho saputo dello “scandalo del momento” di cui era protagonista, non mi ha stupita. Non mi ha stupita perchè la prima cosa che ho pensato è che aveva scelto di tornare a vivere. Aveva scelto di trovare il coraggio di andare contro tutto e tutti per se stessa, per la sua vita.

Ora non c’è più. Dopo soli due anni di nuova vita in cui sarà sicuramente stata costretta ad affrontare il pettegolezzo, il disappunto ed i giudizi, si è trovata a combattere una battaglia ben più seria e concreta. Una battaglia durata un anno.

Era solo una ragazza che a 19 anni è diventata moglie e madre. Era solo una donna che forse ad un certo punto non si riconosceva più in quella vita. Una donna che ha fatto una scelta discutibile o meno, ma non per questo giudicabile nè tantomeno condannabile.

Le stesse persone che ora la piangono, sono quelle che un tempo l’hanno demonizzata. Vorrei si fermassero un attimo a riflettere, che si rendessero conto di quanto dolore hanno causato con la loro linguaccia.

Vorrei ci rendessimo tutti conto che non esistono pulpiti… Ma prima di aprire bocca.