Ieri sera un mio amico e vicino di casa, si è confidato rispetto al suo difficile rapporto di coppia, al fatto che al ritorno dalle vacanze di lei, avrebbero parlato. La mia risposta è stata che non sarebbe cambiato nulla. Entro nel merito…
Dopo anni di tira e molla diretto da lui ed accettato da lei, sono andati a vivere insieme ed è iniziato un iter fatto di discussioni, urla, pianti e riappaficicazioni.
Non sto a descrivere gli episodi perché la riflessione che ho fatto, condividendola anche con lui, è stata preceduta da una premessa: una persona sente e avverte nel profondo il sentimento che le viene rivolto.
Da questo non era esente nemmeno la sua ragazza che era quasi certamente cosciente di provare un sentimento non corrisposto.
Una persona che coesiste quotidianamente con una consapevolezza che non vuole accettare è, per la maggior parte del tempo, in uno stato di ansia ed insicurezza. Alla lunga ne viene divorata portandola a mettere in atto atteggiamenti irrazionali e reazioni esagerate.
Quando le cose stanno così, non si chiama più amore ma ossessione. Un intestardirsi nascosto dietro la convinzione che si tratti di amore.
Ho dato una grossa responsabilità a lui. Nei tre anni di convivenza, se fosse stato onesto, brutalmente onesto, a quest’ora lei sarebbe con un nuovo compagno che corrisponde il suo sentimento.
In realtà lui ha provato più di una volta a dirle che non potranno mai essere una coppia… Parole che, per chi le vuole sentire davvero, esprimono una presenza di bene ma la totale mancanza di amore. Le discussioni diventavano un momento a sé perché, per non vivere nella tensione, lui faceva un passo indietro e lei si comportava come nulla fosse.
Lui è un ragazzo deciso, che non va troppo per il sottile. Per essere ancora in una situazione così, doveva esserci qualcos’altro a trattenerlo…
In un rapporto sano il collante è rappresentato da un sentimento profondo ma quando questo manca, viene cercato in altro. Nel 90% dei casi l’elemento posto a sostituto per tenere legata l’altra persona, si chiama “senso di colpa”.
Anche in questo caso era così. Lui si sentiva in colpa per non amarla, per non riuscire a darle quello che si sarebbe meritata. Ma un sentimento non è una colpa perché nasce, muore o manca indipendente dalla nostra volontà!
La preoccupazione del mio amico non era tanto per il distacco in sé ma per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo… Un copione già vissuto fatto di telefonate, pianti e teatralità che ora sarebbero diventate più complicate da gestire vista la coabitazione sotto lo stesso tetto.
Mentre si confidava mi chiedevo cosa spingesse una donna ad annullarsi in questo modo. Cosa porta ad accettare qualsiasi cosa pur di tenersi un uomo?
Non era amore nemmeno il suo, era un qualcosa di insano e prima avrebbe capito questa cosa e prima avrebbe ricominciato a vivere.
Mentre ascoltavo ero convinta che lei fosse cosciente di avere messo da tempo l’orgoglio per se stessa sotto le scarpe ed il fatto di non porvi rimedio era sintomatico di qualcosa di più profondo.
Un comportamento autodistruttivo non viene messo in atto a causa della situazione che la persona sta vivendo in quel frangente. L’origine è facilmente nascosta in qualcosa di molto più complesso e radicato.
La cosa complicata è farne prendere coscienza. Questo compito, il più delle volte, sortisce effetti se viene affidato ad una terza persona che non deve necessariamente essere un professionista, ma anche da qualcuno vicino che nel momento giusto e con la sincerità necessaria, riesce ad insinuare il dubbio.
L’insicurezza diventa un veleno che un po’ alla volta prende il possesso di ogni pensiero e l’antidoto è solo la sincerità verso se stessi e la presa d’atto.
Lasciate perdere ciò che non funziona. Lasciate libero chi vuole volare via.
