Chi almeno una volta non ha attraversato quel momento in cui tutto finisce? Se ne scrivo è perchè l’ho vissuto in prima persona poco più di quattro mesi fa…
Il mio scrivere non è volto a quei rapporti finiti per incompatibilità di carattere, per modi di vivere troppo in contrasto o visioni diametralmente opposte rispetto a dei valori che per l’uno sono fondamentali mentre per l’altro no.
Scrivo di quei rapporti dove le compatibilità caratteriali esistono, dove i ragionamenti scorrono sullo stesso binario e dove la stima reciproca diventa un collante.
Passato il primo momento in cui sconforto, astio e recriminazioni sono protagonisti, è necessario fare uno sforzo e cercare di trarne qualcosa di positivo… Un insegnamento.
Per capire quale sia l’insegnamento è necessario risalire al punto di rottura: dove è iniziata l’implosione? Quali sono i pensieri o i comportamenti che hanno fatto ammalare il rapporto?
Fare un’analisi così richiede necessariamente di mettere da parte il rancore e prepararsi anche a mettersi in discussione. Credo che questo vada affrontato come un lavoro pro futuro, qualcosa finalizzato a non trovarsi più in determinate situazioni.
Bene, detto questo, mi porto come esempio.
Sono andata a ritroso nel tempo, ripercorrendo la mia relazione e il punto di rottura è iniziato quando abbiamo smesso di fare cose insieme.
Lentamente ognuno iniziava a non “adeguarsi” alle esigenze dell’altro. Specialmente io, non valutavo delle alternative che ci permettessero, ad esempio, di andare in montagna assieme. I miei itinerari erano troppo faticosi per il suo fisico e quindi lui faceva altro mentre io trascorrevo la mia giornata in montagna.
Non è finita, perchè a monte di questo non valutare alternative, c’era anche un suo non affrontare le questioni. Fare finta di niente risultava per lui la soluzione più semplice. Allora ero io a prendere in mano la cosa: ne parlavo stando anche attenta ad usare l’atteggiamento migliore per farlo uscire dal suo guscio.
Era esattamente come quando da piccoli si trovava una lumaca e la si faceva uscire dal guscio: con pazienza e delicatezza.
E’ poi arrivato quel momento in cui mi sono detta: “Sai una cosa lumachina? Ti appoggio ed esci quando ti pare!”
Ecco dove è iniziato il tracollo, dove è iniziata ad alzarsi quella nebbia che ha offuscato tutto il resto.
La conclusione a cui sono arrivata è, indubbiamente l’importanza del dialogo (sereno e costruttivo) e del fare le cose assieme (tenendo ovviamente conto dei sani spazi individuali), ma anche…
Non lasciare appoggiata quella lumachina che però deve sbirciare e vedere quanto di positivo c’è se esce dal suo guscio.

