Tutto ci parla.
Le situazioni accadono per farci capire qualcosa ed ancora più per farci cambiare degli aspetti della nostra vita, degli atteggiamenti che mettiamo in atto o la visione che abbiamo rispetto alle cose.
Inizialmente questo “parlare” è timido e bussa agli occhi della nostra mente con discrezione. Probabilmente siamo sopravvalutati perchè credo siano davvero pochi quelli che recepiscono subito questi mesti campanelli d’allarme!
Per la parte di umanità più zuccona, è necessario qualcosa di più deciso. Ecco che allora i toni si alzano, ma senza essere aggressivi. Tipo quando si ripetono le cose ad una persona allo stadio iniziale di sordità.
Però, si sa che ormai l’essere umano si è allontanato dalla sua parte più istintiva e primitiva. Quella in contatto con la natura, con le viscere.
Il messaggio non è stato recepito. Si rende quindi necessario alzare ulteriormente l’asticella e con ogni grado di elevazione, aumentano però anche stati di disagio e sofferenza…
Ciò che voglio dire è semplice… Quelli che, in gergo street, chiamiamo “casini”, altro non sono che il risultato della nostra sordità (/cecità). Sono la conseguenza di tutto ciò che non siamo disposti a cambiare per pigrizia, per ostinazione, per paura di non essere in grado o semplicemente perchè si preferisce pensare che “tanto non cambierebbe nulla”.
Ogni cambiamento, ogni virata, porta qualcosa di nuovo ed accoglie nuovi venti.
Non è semplice. Fidatevi lo so. Ascoltare la vita che ci “parla” è come trovarsi in un deserto dove l’unica indicazione è una totale fiducia e apertura verso ciò che ci arriva. Come per Gesù nel deserto, ci si presenteranno delle tentazioni travestite da paure ed illusioni. Tenteranno di riportarci ai vecchi schemi dicendoci che non erano sbagliati per noi.
Ci saranno tanti momenti in cui vorremmo poter dare la colpa a qualcuno e sfogarci scaricandogli addosso il nostro peso. Momenti in cui pensare di essere semplicemente “sfigati”, chiudendoci nel guscio della commiserazione.
Non c’è nulla di conquistato senza sforzo, però, se si decide di incamminarsi nel proprio deserto, si scoprirà l’esistenza di un oasi. E’ lì che tutto ci vuole guidare. Sia le cose belle che quelle meno belle.
Fidatevi, da mesi sono entrata nel mio di deserto. Ho pianto, ho analizzato, mi sono persa, ho perseverato, ho lottato, ho affrontato, sono caduta, mi sono rialzata. Mi sono fidata ed affidata.
Ho visto con chiarezza situazioni che mi si sono ripresentate ed ho fatto scelte diverse rispetto al passato. Il risultato? Mi sento bene. Ho detto no a persone e rapporti di cui pensavo di non potere fare a meno o, meglio, che mi portassero felicità ma… Non era così!
Ho fatto scelte diverse ma consapevoli. Mi sento stupida per non avere visto ciò che era evidente, ma poco importa. C’è anche un filo di tristezza, come quando si saluta dal finestrino di un treno chi resta sulla banchina ferroviaria, ma…
Mi piace il treno su cui sono salita, mi sento serena e tranquilla. Ora siederò sul mio divanetto e guarderò fuori dal finestrino. Voglio scendere alle mie stazioni e riempire i sedili accanto a me di persone e bagagli. Voglio imparare ed essere macchinista, capostazione, controllore e hostess del mio treno.

