Ho provato a cercare un titolo per questo articolo ma non riesco a trovarne uno adeguato, uno che lo descriva. Quindi parto diretta, senza tanti preamboli. Con la verità.
La verità è che riesco ora ad uscire da una relazione malata, quella di cui ho tanto scritto. Quella da cui pensavo di essermi liberata più di una volta perchè avevo l’ennesimo esempio di quanto fosse tossica, vissuto l’ennesima scenata, ascoltato rivolgermi le stesse parole per farmi sentire una pessima persona, sbagliata, che non sa apprezzare, farsi amare e amare.
Sapeva riprendermi, recuperarmi ed ogni volta lo facevo nell’attesa della prossima lite, del prossimo attacco giurando a me stessa che sarebbe stato l’ultimo. La differenza e l’unica “fortuna” stava nell’essere preparata e aspettavo solo la volta decisiva, quello schiaffone che avrebbe reso impossibile recupero.
Chi non lo ha mai vissuto, chi non ha mai avuto la disgraziata conoscenza di queste persone che sanno letteralmente ubriacarti di miele e legge o sente certe esperienze e quello che si accetta e a cui si passa sopra, resta basito. Non si capacita di come non ci si possa allontanare semplicemente da un rapporto così.
Sarebbe come dire ad una mosca impigliata in una ragnatela che bastava fare il giro largo…
La verità è che a forza di aspettare e temporeggiare per aspettare qualcosa che li faccia sentire delle m… affinchè capiscano tutto quello che ti hanno fatto, ci si ritrova a passare dalla parte del torto. Quello che è successo a me.
Ecco lo schiaffone morale e la beffa.
Però sono cosciente di una cosa e cioè che senza questo non sarei arrivata a vedere realmente come ero diventata, il buco nero e profondo nel quale ero finita. Per assurdo ero certa che con i cento ottimi motivi che avevo per mandarlo a quel paese, gli avrei fornito un’ottima storia da raccontare per uscirne pulito.
Volete sapere quanto mi rode? Da morire. Ne volete sapere un’altra? E’ lo stesso.
La verità è che ho capito cosa significa rimanere fedeli a se stessi.
Mi sento come un guerriero con l’armatura scalfita.
Ho noleggiato un furgoncino e domani vado a riprendermi le poche cose che lasciavo a casa sua. Sintomatico del fatto che sono da sempre pronta ad allontanarmi da lui.
(Il furgoncino mi serve perchè devo recuperare una bici, per il resto credo basterebbe una valigia)
Mi ritengo fortunata perchè non ho mai perso la lucidità di riconoscere ciò che non era normale, di ascoltare il mio istinto che mi impediva di fidarmi, di non strozzare quella vocina…
Però, porca miseria, mi rode proprio!
