Quando si parla di denaro si deve necessariamente accantonare quella frase ipocrita che asserisce non conti. “Conta sì il denaro… Altro che… Altro che chiacchiere!” cantava Vasco Rossi.
Forse l’errore sta nella parola “conta” che andrebbe sostituita con un più adeguato “serve”. Siamo (purtroppo) lontani dall’epoca in cui prevaleva il baratto, quindi ci si deve mettere il cuore in pace perché per vivere è necessario. Ecco, “necessario” è la parola giusta!
Premesso questo, è un altro il punto da analizzare secondo me e cioè l’importanza che oggi viene data al denaro…
E’ diventata la misura di tutto: del valore di una persona, della felicità, della serenità, delle capacità individuali, delle frequentazioni, della credibilità… E’ triste vedere elementi che non c’entrano nulla con il denaro esserne invece associati.
Se disegnassimo un piano cartesiano dove sull’ascisse il valore è il tempo e sulle ordinate la quantità di denaro, il risultato finale sarebbe una parabola ascendente e discendente.
Vi porto come esempio il mio personale piano cartesiano.
Da adolescente ho fatto stagioni estive, studiavo ed abitavo dai miei quindi le mie uscite erano pari a zero (tolti i vari Levi’s, serate con gli amici ecc.): la parabola è ascendete.
Arrivata alla maggiore età vado a vivere da sola e, da buona ariete, non potevo certo chiedere aiuto a nessuno! Anche a costo di non mangiare (successo veramente per pagare la bolletta della luce…): la parabola è precipitosamente discendente.
Mi stabilizzo e la mia vita prende un ritmo regolare e commisurato alle mie possibilità: la parabola torna ascendente.
Faccio un incidente con la macchina di un mio amico e, ovviamente, per i miei parametri morali, risarcisco interamente il danno: parabola discendente.
La perdita rientra, con fatica, e mantengo il lavoro extra che mi ero dovuta trovare: parabola ascendente.
Cambio lavoro e le promesse di rimborso spese non vengono mantenute dal datore di lavoro: parabola discendente.
Con gli anni mazzate e fregature sono servite, quindi mi sono fatta meno ingenua cercando di prevedere e prevenire ma, comunque, arrivano i mesi in cui c’è da pagare l’assicurazione, a cui si attacca il dentista, la spesa imprevista ecc.
Tutto questo racconto è per dire che non si deve dare eccessiva importanza al denaro. E’ un qualcosa che va e poi torna.
C’è da dire che sono anche cresciuta con un insegnamento che mi è servito tantissimo e cioè di fare sempre una spesa commisurandola alle possibilità del momento.
Se non posso permettermi il televisore da 50 pollici, non lo compro perché le stesse immagini le vedo in quello da 15!
Se voglio un cellulare di ultima generazione ma non posso permettermelo, mi compro quello a tasti da venti euro perché la funzione primaria per il quale è concepito, ce l’ho lo stesso.
Le ferie è meglio rimandarle ad un altro momento? Non ci vado e me le faccio a costo zero fra le mie montagne!
Quando sento qualcuno che si lamenta di non poter andare in ferie ritenendola una tragedia, mi viene da sorridere… I miei in vacanza non ci sono mai andati e sono vissuti benissimo. La vera tragedia è quando si chiede un prestito per andare in ferie!!! Queste sono le stesse persone che si sono comprate il televisore a rate, il cellulare a rate, il divano a rate e a fine mese hanno un totale di rate che supera le entrate.
Mi ricordo che quando sono andata a vivere da sola ero senza mobili del soggiorno ed il televisore era appoggiato sopra una cassetta di legno. L’ avevo colorata per renderla un po’ più carina e il mio divano era un tappeto con dei cuscini. Quando ho avuto la disponibilità economica sufficiente mi sono comprata il divano (al “mobile” della televisione mi ci ero troppo affezionata quindi è rimasto quello).
Quattro anni fa il mio ragazzo aveva cambiato macchina. La sua vecchia Seat Ibiza aveva un valore sentimentale per me (noi donne siamo così), così gli ho detto che avrei venduto la mia da cui avrei ricavato ancora qualcosa e mi sarei tenuta la sua. Bene, ho fatto tre anni con questa “IBIZIA” che ad un certo punto aveva sul cofano delle fiammate perchè se ne era andata la vernice. Sembrava la macchina di un profugo ma quanto mi piaceva fregarmene!
Nonostante una macchina in quelle condizioni, io non ho perso valore agli occhi di nessuno. Anzi, ne ho acquisito proprio perchè me ne fregavo!
Al denaro deve essere data la giusta importanza senza ipocrisia e con buonsenso. Il denaro deve tornare ad essere un mezzo e non un’unità di misura.
Manlio Sgalambro: “I mezzi di annientamento di massa corrispondono al ritorno in grande stile del valore al posto dell’essere”