La saggezza che spezza le catene del pettegolezzo

Immaginate una vecchina di quasi 98 anni. Immaginatela un giorno in cui sente le lavandaie del paese che disquisiscono circa gli atteggiamenti moralmente discutibili di questa o quest’altra donna. Immaginatela mentre risponde loro con un semplice e secco “Fa sul suo”.

Non ha aggiunto altro, solo questa lapidaria verità e se n’è andata!

Una donna che spezza la catena delle malignità i cui anelli sono da sempre perlopiù femminili… Da quella volta mi sono ripromessa una cosa che sto tuttora portando avanti. Ogni volta che mi sarei ritrovata nella stessa situazione, avrei spezzato la catena.

Perché soprattutto le donne riescono a raggiungere certi livelli di cattiveria verso le altre donne? Da cosa nasce tutto questo, in quale punto dell’evoluzione l’ingranaggio si è sporcato?

Credo che la risposta stia nell’ingranaggio della competizione… Li vedete mai quegli sguardi lanciati verso le vostre scarpe, l’abito che indossate o l’acconciatura che avete? Sono quelle occhiate furtive che piegano la bocca in una smorfia di fastidio. Sono sguardi che ti senti addosso, così carichi di brutti pensieri che gli ultimi brividi così li hai provati guardando Jack Nicholson in “Profondo rosso”!

Ci sono quelle che se li fanno scivolare addosso, che quasi provano una sorta di soddisfazione ogni volta che ne provocano uno e le invidio perché invece a me mettono a disagio!

Una volta una piccola soddisfazione me la sono presa. Ero fuori da un locale che chiacchieravo con un mio amico e ad un certo punto mi fa notare LUI che, all’interno, dall’altra parte del vetro, c’era una ragazza che mi stava fissando le scarpe… Beh, una smorfia manco avesse visto la sua migliore amica a letto con Brad Pitt! Visto che non distoglieva lo sguardo, ma soprattutto non si levava dalla faccia quell’espressione, ho dato un pugno sul vetro. Un colpo che l’ha fatta sussultare e credo che anche la mia faccia sia stata altrettanto eloquente.

Perché le donne sono le prime ad apostrofare le altre con epiteti carichi di immotivata cattiveria? Una volta ho letto un articolo in cui era stata intervistata anche Simona Ventura, la quale diceva una cosa giusta e cioè che, finchè le donne non impareranno ad essere solidali fra loro, continueranno a crearsi situazioni che danneggeranno solo la donna stessa.

Questo atteggiamento è un qualcosa di talmente insito nella donna che, confesso senza ipocrisia, a volte colpisce anche me nonostante mi sia ripromessa di non seguirlo ed anzi contrastarlo. Però è una sfida con me stessa che voglio superare. La supero ogni volta che mi complimento per un bel taglio di capelli, per l’abito che indossano e anche ogni volta che dò dei consigli su cosa secondo me le valorizzerebbe esteticamente. Mi diverte anche la loro reazione. Inizialmente anche un po’ sospettosa, ma poi capiscono le intenzioni sono sincere!

(Credo di non avere precisato che questi “consigli” e/o complimenti, li dispenso anche alle sconosciute nonostante il rischio di fare la figura della stalker!)

Una grande soddisfazione me la danno le mie amiche o conoscenti che mi chiedono un’opinione perchè sanno di ricevere la verità. In fondo è preferibile una cruda verità tipo “quel rossetto ti sta malissimo” o un subdolo “Hai comprato un rossetto nuovo”?

Tornando al punto iniziale che mi sono persa per strada, il “fa sul suo” significa che lo strumento usato per compiere le presunte immoralità (che vorrebbero tanto compiere loro), appartiene alla “peccatrice”. Non ha chiesto in prestito nulla e di conseguenza non doveva niente a nessuno e nessuno era in diritto di fare alcun tipo di commento!

Spezzate queste catene ogni volta che ne avete l’occasione perché un giorno o l’altro potreste essere voi quelle imprigionate e sapere che esiste qualcuno che lo farà per voi anche se non vi conosce, sarà di grande conforto.

Imparare a non giudicare le scelte degli altri

Ieri sera ho saputo che è mancata una ragazza (43 anni) che abitava in un paese vicino al mio. La vedevo spesso quando ero piccola perchè frequentava dei posti dove abitualmente ci si ritrovava, ma non c’era mai stata una vera e propria frequentazione.

A 19 anni si era poi sposata con un mio compaesano e poco dopo è diventata mamma della prima delle sue due figlie.

Tre o quattro anni fa mi hanno detto che se ne era andata. Aveva scelto di intraprendere una nuova strada e di seguire l’uomo di cui si era innamorata. Immaginate l’impatto che questa scelta ha avuto sulla “sensibile moralità” di un piccolo paese.

Aveva abbandonato il marito, distrutto una famiglia. Doveva vergognarsi e, colpa ancora più grave, lo aveva fatto per un altro uomo.

Pur non avendo mai avuto nessun legame con lei, mi sono fin da subito sentita di difenderla, di levare una voce che fosse diversa da quell’odioso puntare il dito e pontificare sputando sentenze e veleno.

L’ho fatto per due motivi.

Il primo è la mia assoluta convinzione che nessuno può permettersi di giudicare le scelte altrui perchè dietro di esse si nascondono situazioni, sentimenti ed un vissuto che solo le parti direttamente interessate conoscono.

Il secondo è che circa sei anni fa, la vidi in un negozio in città. Era con suo marito e un’altra persona che non conoscevo.

La ricordavo come una ragazza molto di carattere, faceva sentire la propria presenza con energia. Per questo quando l’ho vista sono rimasta impressionata. Dal suo sguardo emergeva una profonda tristezza e la vedevo muoversi fra gli scaffali con disinteresse.

Lei non mi ha vista e credo non mi avrebbe nemmeno riconosciuta, ma quell’immagine mi è rimasta impressa.

Quando ho saputo dello “scandalo del momento” di cui era protagonista, non mi ha stupita. Non mi ha stupita perchè la prima cosa che ho pensato è che aveva scelto di tornare a vivere. Aveva scelto di trovare il coraggio di andare contro tutto e tutti per se stessa, per la sua vita.

Ora non c’è più. Dopo soli due anni di nuova vita in cui sarà sicuramente stata costretta ad affrontare il pettegolezzo, il disappunto ed i giudizi, si è trovata a combattere una battaglia ben più seria e concreta. Una battaglia durata un anno.

Era solo una ragazza che a 19 anni è diventata moglie e madre. Era solo una donna che forse ad un certo punto non si riconosceva più in quella vita. Una donna che ha fatto una scelta discutibile o meno, ma non per questo giudicabile nè tantomeno condannabile.

Le stesse persone che ora la piangono, sono quelle che un tempo l’hanno demonizzata. Vorrei si fermassero un attimo a riflettere, che si rendessero conto di quanto dolore hanno causato con la loro linguaccia.

Vorrei ci rendessimo tutti conto che non esistono pulpiti… Ma prima di aprire bocca.