Lo scarica barile è uno sport con medaglie sporche

Una cosa che mi capita spesso e purtroppo anche (o soprattutto) in ambito lavorativo, è notare quanto in troppi siano avvezzi ad allenarsi in uno sport chiamato “scarica barile”.

Vorrei tanto vedere persone che si assumono la responsabilità di quanto dicono e soprattutto degli errori che commettono. Qualcuno dovrebbe informarli che non è un qualcosa per cui si rischia la morte…

Risulta più facile scaricare le responsabilità sugli altri e, tendenzialmente, questi “altri”, sono assenti! Oppure hanno un ruolo che non permette loro di difendersi se non rischiando di rimetterci e basta.

Come si sentono questi codardi? Perché è di questo che si tratta. Si comportano come nulla fosse perché sono così allenati, da non sentire il minimo peso morale!

Perdono però qualcosa che per un essere umano dovrebbe essere più che prezioso: la credibilità.

Nel frangente specifico riescono a cavarsela lasciando intaccata l’idea di perfezione che vogliono dare ma, più perpetueranno questo atteggiamento, e più cadranno in basso. Accadrà che ad un varco li aspetterà un cassiere con un conto proporzionalmente salato.

Vi racconto cosa è successo a me.

Non posso scendere nei particolari anche se mi piacerebbe perché è stata una situazione che mi ha profondamente ferita e che ancora mi pesa dentro…

Dunque, mi accorgo che qualcosa non va in una fornitura e lo segnalo al mio capo che fa poco o niente in merito. A distanza di poco tempo, la cosa salta all’occhio di chi invece è intenzionato a fare chiarezza e infatti chiede, in sede di cda, che si proceda al più presto con l’inventario.

La persona addetta e responsabile della merce fin da subito si dimostra ostica verso questa operazione ma non riesce ad evitarla. A supporto di questa operazione, mi reco anch’io sul posto per inserire i dati nel pc.

Passato del tempo viene convocato un cda. Nel corso di quest’ultimo, quando uno dei presenti chiede conto dell’inventario, il magazziniere (che chiameremo “lo stronzo”), salta in piedi ed inizia a farneticare che io non ero autorizzata a spostarmi dall’ufficio per andare ad inserire i dati. Il mio capo (per fortuna ex), conferma questa sua versione!

Io ero ovviamente assente e sono stata informata della cosa al telefono… Per una persona che si dedica da sempre al lavoro con passione e CORRETTEZZA, sentirsi muovere un’accusa simile solo per sviare il discorso, macchiando così il lavoro e l’impegno di anni, è una sensazione indescrivibile… Mi è caduto il mondo addosso.

Mi sentivo impotente, avevo una rabbia dentro che sapevo di non potere sfogare nell’immediato.

Ho passato giorni orribili ma sono riuscita a fare mettere nero su bianco al mio ex capo che quella che aveva detto era una bugia ma… Ma purtroppo, sono in pochi quelli ad avere il quadro completo e chiaro della situazione e “lo stronzo” non ha pagato ancora abbastanza il male che ha causato.

Se avesse fin da subito ammesso di avere fatto un, chiamiamolo errore, la cosa si sarebbe chiusa lì. Invece no. E’ stato più semplice divincolarsi spostando l’attenzione con un’infamia verso di me.

Mi rendo conto di non averla ancora superata per l’impeto con cui sto scrivendo, ma prima o poi arriverà il momento in cui potrò lasciare andare questa cosa.

Comunque! Non perdiamo il filo del discorso…

Il punto è che ammettere uno sbaglio o assumersi la paternità delle parole che si sono dette, non deve e non può essere una dote in via d’estinzione.

Noto che, in ruoli di potere, la donna è maggiormente in grado di fare questa cosa rispetto all’uomo; possiede ancora una moralità o una coscienza che l’uomo ha perso per strada e probabilmente perché alle spalle ci sono centinaia di anni in cui ruoli di potere erano riservati solo a loro.

Cosa farebbero questi uomini se la vittima di questo “sport” fosse un loro figlio o nipote?

Si renderanno prima o poi conto di quanto sia meschino questo atteggiamento?

Riescono ad avere coscienza, anzi una porta sulla loro coscienza prima di aprire quella della codardia?

Questo è progresso? Beh, meglio che regrediscano un po’ e ritrovino ciò che significa essere “UOMINI E NON CAPORALI”.