Vi racconto una storia, un pezzo della mia storia.
Premessa: dopo un’infanzia felice, trascorsa fra giochi e scoperte, sono arrivata ai 16 anni ed ho iniziato a volere sbirciare fuori dal bozzolo. Conoscere e frequentare persone al di fuori della mia realtà di piccolo paese e confrontarmi con qualcosa che era inevitabilmente diverso. Senza malizia, senza esagerazioni. Un’adolescente.
L’adolescenza è stata la fase che, genitori fino a quel momento straordinari, non hanno saputo gestire. Non capivano la mia esigenza di uscire, di rimanere fuori oltre l’orario consentito ad una bambina.
Iniziavano a sentire nomi che non appartenevano a quella che era sempre stata la mia quotidianità. Cambiava il mio modo di parlare, di ragionare, di vestirmi.
Il cambiamento non venne compreso e li portò a porre tutta una serie di divieti e restrizioni di fronte ai quali però, le mie ali non si sono chiuse. Si sono fatte più grandi con lo scopo di rompere una gabbia ormai piccola e debole per contrastare quello che stava accadendo.
Il tracollo fu solo questione di tempo e, quando accadde, la mia consapevolezza fu di non avere scelta se non quella di andarmene. Non avere scelta per ciò che volevo io… Così, a 18 anni e mezzo, andai a vivere da sola.
Lo strappo creò dolore ed una ferita in entrambe le parti, sia in me che nei miei genitori, ma purtroppo in quel frangente non si sono fermati a chiedersi il perchè e/o cosa avesse portato a quella rottura. Ciò che poteva essere un’occasione per una crescita e una trasformazione di un rapporto non più, o non solo, genitore/bambino ma genitore/ragazza, venne sprecata.
Lo spreco fu che questa situazione non venne nemmeno vista come opportunità per una riflessione finalizzata a scoprire un rapporto nuovo. La potenziale opportunità fu offuscata da… Quello che pensava e avrebbe detto la gente.
Il loro pensiero e le loro energie vennero impiegate per superare il giudizio della gente, quel velenoso pettegolezzo di cui si sarebbe nutrita nei mesi a venire. Sostenere gli sguardi di chi li avrebbe guardati con occhi compassionevoli mentre la bava gli colava dalla bocca.
Vi siete mai chiesti quanto realmente ci influenzi ciò che dice la gente? Il timone delle nostre azioni non dovrebbe essere questo ma il nostro buonsenso, la nostra vitalità, il nostro bene. Quante volte millantiamo di fregarcene di quello che è il pensiero altrui? Balle! Ci cresciamo, ce lo inculcano, è intorno a noi ed entra nel nostro cervello riuscendo quasi a nascondersi.
Ho voluto raccontare questa storia solo per condividere quanta influenza abbia ciò che dice la gente, di quanto sarebbe utile fermarsi a pensare se agiamo in funzione di questo o no. Raccontarsi che sia facile è solo una bugia ma forse il solo capirne i benefici, è già un passo verso di… Noi?
