Ieri sera ho saputo che è mancata una ragazza (43 anni) che abitava in un paese vicino al mio. La vedevo spesso quando ero piccola perchè frequentava dei posti dove abitualmente ci si ritrovava, ma non c’era mai stata una vera e propria frequentazione.
A 19 anni si era poi sposata con un mio compaesano e poco dopo è diventata mamma della prima delle sue due figlie.
Tre o quattro anni fa mi hanno detto che se ne era andata. Aveva scelto di intraprendere una nuova strada e di seguire l’uomo di cui si era innamorata. Immaginate l’impatto che questa scelta ha avuto sulla “sensibile moralità” di un piccolo paese.
Aveva abbandonato il marito, distrutto una famiglia. Doveva vergognarsi e, colpa ancora più grave, lo aveva fatto per un altro uomo.
Pur non avendo mai avuto nessun legame con lei, mi sono fin da subito sentita di difenderla, di levare una voce che fosse diversa da quell’odioso puntare il dito e pontificare sputando sentenze e veleno.
L’ho fatto per due motivi.
Il primo è la mia assoluta convinzione che nessuno può permettersi di giudicare le scelte altrui perchè dietro di esse si nascondono situazioni, sentimenti ed un vissuto che solo le parti direttamente interessate conoscono.
Il secondo è che circa sei anni fa, la vidi in un negozio in città. Era con suo marito e un’altra persona che non conoscevo.
La ricordavo come una ragazza molto di carattere, faceva sentire la propria presenza con energia. Per questo quando l’ho vista sono rimasta impressionata. Dal suo sguardo emergeva una profonda tristezza e la vedevo muoversi fra gli scaffali con disinteresse.
Lei non mi ha vista e credo non mi avrebbe nemmeno riconosciuta, ma quell’immagine mi è rimasta impressa.
Quando ho saputo dello “scandalo del momento” di cui era protagonista, non mi ha stupita. Non mi ha stupita perchè la prima cosa che ho pensato è che aveva scelto di tornare a vivere. Aveva scelto di trovare il coraggio di andare contro tutto e tutti per se stessa, per la sua vita.
Ora non c’è più. Dopo soli due anni di nuova vita in cui sarà sicuramente stata costretta ad affrontare il pettegolezzo, il disappunto ed i giudizi, si è trovata a combattere una battaglia ben più seria e concreta. Una battaglia durata un anno.
Era solo una ragazza che a 19 anni è diventata moglie e madre. Era solo una donna che forse ad un certo punto non si riconosceva più in quella vita. Una donna che ha fatto una scelta discutibile o meno, ma non per questo giudicabile nè tantomeno condannabile.
Le stesse persone che ora la piangono, sono quelle che un tempo l’hanno demonizzata. Vorrei si fermassero un attimo a riflettere, che si rendessero conto di quanto dolore hanno causato con la loro linguaccia.
Vorrei ci rendessimo tutti conto che non esistono pulpiti… Ma prima di aprire bocca.
