Il mondo ha bisogno di persone buone

Sabato sera ero a cena ed in mezzo ad un discorso in cui si facevano considerazioni rispetto al comportamento delle persone con tutta una serie di valutazioni, ad un certo punto il mio interlocutore mi disse ciò che diceva sempre suo padre.

Il mondo ha bisogno di persone buone.

Mi ha colpito come ti colpiscono quelle frasi semplici e brevi ma che nascondono il riassunto di mille e più discorsi, elucubrazioni e filosofie. La panacea di tutto.

Nei discorsi precedenti a questa citazione, avevamo ricercato la soluzione nella cultura ma supportata da una sviluppata onestà intellettuale. Abbiamo poi valutato il rischio di una presunzione che avrebbe portato il soggetto a porsi uno scalino sopra.

Ci voleva quindi una dose di umiltà altrimenti con il tempo il rischio che la superbia prendesse il sopravvento, si sarebbe alzato. Abbiamo poi aggiunto una certa capacità dialettica necessaria per difendersi o comunque sia per non restare una parte silente nel mondo.

Proseguendo nello strutturare questo prototipo di essere umano ideale, non lo volevamo troppo timido o con il rischio venisse relegato nella fascia “nerd”. Ci voleva anche una dose di carisma! Detto, fatto.

Ultima caratteristica? Il senso della giustizia! Quello che avrebbe mosso reazioni nella difesa o in supporto di chi era più debole. Quella capacità di riconoscere subito atteggiamenti scorretti rivolti ad altri, quella di condannare senza paura le scorrettezze e le meschinità.

Poi se ne è uscito con la frase di suo padre… Racchiudeva tutto! Cosa si può aggiungere? Le persone buone sono interessate al passato, al presente ed al futuro, guardano al mondo con interesse, l’onestà non manca di certo e contestualmente nemmeno il senso della giustizia.

Le persone buone posseggono il carisma di chi è oltre ogni bassezza e la dialettica del cuore in grado di esprimere parole limpide e disarmanti soprattutto per la loro semplicità.

Scaviamo, riscopriamo dentro di noi e nutriamo questa parte presente indistintamente in ognuno perchè…

Il mondo ha bisogno di persone buone.

Caratteristiche fisiche che invece vediamo come difetti

A volte mi chiedo come sia possibile ridursi così… Sto parlando di donne e uomini che modificano il loro aspetto e poi di nuovo e di nuovo ancora!

C’è da fare una distinzione da quella che si chiama “cura di sé” perchè in questo caso ben vengano creme, intrugli, trucchi, profumi e compagnia cantando. Quando però viene superato il confine, il nome è uno solo: SCAPPATOIA. Con tutta probabilità al termine di questo ciclo in cui si finisce per guardarsi allo specchio senza riconoscersi più, si capisce che si stava scappando da se stessi. Una fuga stupida e che non può essere più percorsa a ritroso…

“Lo faccio per sentirmi meglio con me stessa/o”… Palle! Anche i bambini sanno che lo stare bene non arriva dall’esterno! Per usare una metafora, questi interventi potrebbero essere associati allo shopping… Si desidera un abito e facilmente si risparmia pur di averlo ma, dopo averlo indossato un po’ di volte, si notano in una vetrina un paio di scarpe che potrebbero dare nuova luce al vestito. Dopo le scarpe arriva la borsa, dopo la borsa il braccialetto e così via… Peccato che scarpe arancioni su un vestito verde corredato da una borsa fucsia, diano come risultato un quadro di Jackson Pollok!

Come nella più classica delle tradizioni, da adolescente non amavo il mio aspetto fisico e penso che se fossi stata una di quelle ragazze a cui i genitori non impediscono di prendere decisioni che cambierebbero definitivamente il loro aspetto, ora non saprei ciò che so. Non saprei che gli amori più grandi li ho vissuti con ragazzi o uomini che impazzivano per quello che io a quel tempo avrei cambiato!

Ci sono uomini dalle sopracciglia folte ma che senza perderebbero quel non so che. Donne con il naso a patata sopra un sorriso così splendente che tale non sarebbe senza un naso conformato in quel modo. Seni grandi o piccoli su corpi che necessariamente per essere armonici hanno bisogno di quella misura!

Il segreto sta nel difetto e quelli che lo hanno capito li riconosci. Li riconosci perché camminano con quello sprezzo negli occhi di chi ha conquistato la propria sicurezza superando le menate adolescenziali o il passare del tempo. Li riconosci perchè hanno imparato ad accettare caratteristiche fisiche così odiate per poi capire di non poterne fare a meno!

Un esercito di maschere tutte uguali…

Un paio di anni fa ero in un rifugio ed in fondo alla sala c’era una ragazza, credo poco più che trentenne. Si faceva notare non per il naso all’insù, gli zigomi alti, le labbra carnose e le sopracciglia perfette. Tutti questi elementi singolarmente perfetti (nel comune pensare), abbinati erano un qualcosa che veniva fissato come si fissa una formica con la coda!
Questa ragazza si è accorta che la stavo guardando e come me anche gli altri presenti e notai subito la sua stizza. Lei percepiva di non essere guardata con ammirazione e giuro che mi sentivo amareggiata di essere stata parte di quegli sguardi… Non la stavo giudicando, mi chiedevo solo quale poteva essere il suo viso originale, quali caratteristiche aveva soffocato e mi ripetevo che era un peccato.

Non sto condannando la chirurgia estetica a prescindere; in casi di particolare e reale occorrenza, è necessaria e fondamentale, ma non ci si può ridurre alla stregua di un pupazzo da maneggiare e correggere perché lo impongono dei canoni di bellezza fra l’altro labili!

Fermatevi un attimo ad osservare le persone che passano davanti a voi perché fra loro ci saranno due tipologie di donne (ma anche di uomini): una che porta il tempo sul viso e l’altra che ha tentato di cancellarlo. Quale delle due vi incanta? Quale delle due vi trasmette armonia?

La nostra fisicità nasce dall’unione di due persone che hanno trasmesso in uguale misura le loro caratteristiche. Se modificarne una, significa non vedere più il naso di mio padre, le labbra di mia madre o le mani di mia nonna quando mi guardo allo specchio, allora assolutamente no, grazie!

C’è una cosa che ho sempre odiato e contro la quale “combatto” ogni volta che se ne presenta la situazione: le critiche rispetto l’aspetto fisico… Le trovo di una bassezza e di un’ignoranza senza pari!

Essere disinformati, non sapere chi sia il Presidente della Repubblica o non conoscere la capitale dell’Australia, sono tutte cose la cui risoluzione dipende da noi stessi. L’aspetto fisico è qualcosa con cui si nasce, quindi colpire od offendere una persona perché corrisponde meno a dei canoni di bellezza, è da vigliacchi che dimenticano che se loro corrispondono a questi canoni non è certo per dei meriti personali!

A chi subisce critiche di questo tipo dico di non badarci perché da adulti capiterà loro di rincontrare uno di questi intelligentoni e di scoprire che sono diventati degli sfigati mondiali verso cui manco vi verrà un pensiero di vendetta perché… Cosa importa più!

Gigi Proietti… 18, 18, 18, 18, 18…

Avete presente quella parodia di Gigi Proietti in cui lui sale su di un tram continuando a dire 18? Poi ad un certo punto gli si avvicina uno chiedendogli perché continuasse a ripetere quel numero. Lui prontamente risponde a voce alta “Eccone un altro che non si fa i caxxi sua! 19, 19, 19…”

A parte la geniale ironia e l’indiscussa bravura di Proietti, vi dico cosa mi ha ricordato questa scena.

In pausa pranzo la mia vicina d’ufficio mi fa leggere dei post caricati su una pagina fb per evidenziarne l’idiozia. Questi post vengono presi da vari gruppi di chat tipo “Mamme in attesa per la prima volta”, fotografati e rimessi su questa pagina cancellando, cautamente, il nome di chi lo ha scritto.

Bene, vi racconto il post allucinante… Una mamma raccontava di avere accompagnato la figlia a scuola e di avere fatto il giro del palazzo più volte alla ricerca di un parcheggio. Dopo averlo trovato e scaricato la figlia a scuola, si è ricordata che nel supermercato di fronte erano iniziate delle promozioni e sarebbe stato quindi un peccato perdere questa occasione! Dopo mezz’ora torna alla macchina. Un vigile che le sta facendo una multa e lo sapete perché? Una disabile impicciona li aveva chiamati!

Ma lei era stata COSTRETTA a parcheggiare la macchina nel posteggio dedicato ai disabili! Non perdere le promozioni del supermercato vicono! SOLO per mezz’ora! (Ora arriva il bello) Quando si è lamentata con il vigile per l’INGIUSTIZIA che stava subendo, ha notato che lui e la disabile si scambiavano sguardi d’intesa quindi dovevano essere per forza amanti o complici! Che colpa ne aveva lei se quella STORPIA (testuali parole) non ha la pazienza di aspettare che una mamma finisca di fare la spesa…

Dopo un momento in cui mi sono vergognata di fare parte del genere femminile, leggo i commenti in cui tre donne le dimostravano solidarietà rendendosi anche disponibili per una falsa testimonianza!!!

Ed ecco il momento in cui ho ripensato alla scena di Gigi Proietti ma in questi termini:

STORPIE NEL CERVELLO 1, 2, 3, 4, 4, 4, 4, 4……….

Ad un certo punto non ti resta che sorridere e…

Come diceva Bukowski, ad un certo punto ti stufi di parlare e cercare di farti capire. Ad un certo punto non ti resta che sorridere e mandare a fanculo!

Credo che specialmente nelle donne, esista questo lato oscuro in cui alberga una masochistica ostinazione. Parlare, cercare di spiegare, di chiarire, di scavare… Ma perchè???

A volte non c’è nulla da scavare, nulla da approfondire: le cose sono così come appaiono, così come ti vengono sbattute in faccia. Continuare a togliere strati per analizzarli attentamente, altro non fa che protrarre l’agonia ma soprattutto investire del tempo che potrebbe essere impiegato in altro!

La stessa cosa vale nelle discussioni. Tante volte ci si dovrebbe fermare e capire che: opzione A. Non c’è più nulla da dire B. Il nostro interlocutore è su tutt’altra frequenza C. Proseguire ingigantirebbe la questione a dismisura rendendola fuori controllo D. Sticaxx

Invece, specialmente l’essere femminile, non molla l’osso. Il tenente Colombo nella sua ricerca di indizi è un pivello a confronto! I dettagli vengono messi sul piatto come le lenticchie a Capodanno e la cosa divertente è che se questo piatto lo state servendo a qualcuno di sesso maschile, non saprà o si ricorderà del 90% di questa zuppa di dettagli! Allora perchè andare avanti??? Sono sufficienti due o tre frasi composte da parole giuste, chiare e secche. Senza sfumature, ritagli o ricami. Se vogliono capire, capiranno e se non vogliono capire non lo avrebbero fatto nemmeno con un poema! Risultato: il vostro fegato ve ne sarà grato.

Ricordiamoci che frasi che poi si tramutano in detti sono depositari di grandi verità. “Un bel tacer mai scritto fu” (Iacopo Badoer – Il ritorno di Ulisse -)

Quando l’amore diventa ossessione

Ieri sera un mio amico e vicino di casa, si è confidato rispetto al suo difficile rapporto di coppia, al fatto che al ritorno dalle vacanze di lei, avrebbero parlato. La mia risposta è stata che non sarebbe cambiato nulla. Entro nel merito…

Dopo anni di tira e molla diretto da lui ed accettato da lei, sono andati a vivere insieme ed è iniziato un iter fatto di discussioni, urla, pianti e riappaficicazioni.

Non sto a descrivere gli episodi perché la riflessione che ho fatto, condividendola anche con lui, è stata preceduta da una premessa: una persona sente e avverte nel profondo il sentimento che le viene rivolto.

Da questo non era esente nemmeno la sua ragazza che era quasi certamente cosciente di provare un sentimento non corrisposto.

Una persona che coesiste quotidianamente con una consapevolezza che non vuole accettare è, per la maggior parte del tempo, in uno stato di ansia ed insicurezza. Alla lunga ne viene divorata portandola a mettere in atto atteggiamenti irrazionali e reazioni esagerate.

Quando le cose stanno così, non si chiama più amore ma ossessione. Un intestardirsi nascosto dietro la convinzione che si tratti di amore.

Ho dato una grossa responsabilità a lui. Nei tre anni di convivenza, se fosse stato onesto, brutalmente onesto, a quest’ora lei sarebbe con un nuovo compagno che corrisponde il suo sentimento.

In realtà lui ha provato più di una volta a dirle che non potranno mai essere una coppia… Parole che, per chi le vuole sentire davvero, esprimono una presenza di bene ma la totale mancanza di amore. Le discussioni diventavano un momento a sé perché, per non vivere nella tensione, lui faceva un passo indietro e lei si comportava come nulla fosse.

Lui è un ragazzo deciso, che non va troppo per il sottile. Per essere ancora in una situazione così, doveva esserci qualcos’altro a trattenerlo…

In un rapporto sano il collante è rappresentato da un sentimento profondo ma quando questo manca,  viene cercato in altro. Nel 90% dei casi l’elemento posto a sostituto per tenere legata l’altra persona, si chiama “senso di colpa”.

Anche in questo caso era così. Lui si sentiva in colpa per non amarla, per non riuscire a darle quello che si sarebbe meritata. Ma un sentimento non è una colpa perché nasce, muore o manca indipendente dalla nostra volontà!

La preoccupazione del mio amico non era tanto per il distacco in sé ma per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo… Un copione già vissuto fatto di telefonate, pianti e teatralità che ora sarebbero diventate più complicate da gestire vista la coabitazione sotto lo stesso tetto.

Mentre si confidava mi chiedevo cosa spingesse una donna ad annullarsi in questo modo. Cosa porta ad accettare qualsiasi cosa pur di tenersi un uomo?

Non era amore nemmeno il suo, era un qualcosa di insano e prima avrebbe capito questa cosa e prima avrebbe ricominciato a vivere.
Mentre ascoltavo ero convinta che lei fosse cosciente di avere messo da tempo l’orgoglio per se stessa sotto le scarpe ed il fatto di non porvi rimedio era sintomatico di qualcosa di più profondo.

Un comportamento autodistruttivo non viene messo in atto a causa della situazione che la persona sta vivendo in quel frangente. L’origine è facilmente nascosta in qualcosa di molto più complesso e radicato.

La cosa complicata è farne prendere coscienza. Questo compito, il più delle volte, sortisce effetti se viene affidato ad una terza persona che non deve necessariamente essere un professionista, ma anche da qualcuno vicino che nel momento giusto e con la sincerità necessaria, riesce ad insinuare il dubbio.

L’insicurezza diventa un veleno che un po’ alla volta prende il possesso di ogni pensiero e l’antidoto è solo la sincerità verso se stessi e la presa d’atto.

Lasciate perdere ciò che non funziona. Lasciate libero chi vuole volare via.

Respirare con la pancia

Per la prima volta nella mia vita ho avvertito il bisogno di un aiuto professionale. E’ successo in un momento in cui ho sentito fosse il momento di capire alcuni meccanismi che mettevo in atto, il motivo per cui si ripetevano delle situazioni… Ho capito di non poter farcela da sola.

Due anni fa una mia amica mi aveva parlato di una psicoterapeuta da cui andava e dei suoi metodi non proprio convenzionali. Bene, alla conclusione di due giorni in cui non riuscivo a fermare le lacrime, ho pensato a questa figura in un modo che non potevo ignorare. Non era un pensiero superficiale, era qualcosa che mi arrivava da dentro. Il lunedì mi sono fatta dare il numero e ho preso appuntamento per il mercoledì.

Non mi sono mai nascosta le cose o comunque ho sempre cercato di guardarmi dentro e con molta franchezza dirmi ciò che vedevo. Sono arrivata da lei avendo già analizzato una parte della questione. Mi sono sentita dire ciò che immaginavo e cioè che la mia parte pensante, consapevole e razionale aveva già fatto la sua parte ed era in grado di lavorare bene ma… La parte emotiva? Quella è circondata da una muraglia ma, al contrario di quello che molti pensano, non perchè sia poco sviluppata, al contrario! Così sviluppata che la parte razionale ha deciso di difenderla e per farlo, mattone dopo mattone, ci ha costruito una fortezza. E’ il drago che difende il castello.

L’immagine reale è un’altra. Dopo avere conversato senza nessun tipo di giudizio, commento o condizionamento ma, soprattutto, senza ricondurre sempre tutto a traumi, genitori & C. (me ne sarei andata), mi ha parlato della respirazione spiegandomi in cosa consistesse. Un respiro intenso e veloce cercando di “usare” la pancia.

Non ho quasi mai usato la pancia… Cosa vi risiede? L’emotività! Mentre mi sforzavo di respirare con la pancia, l‘immagine che vedevo era una palla di ferro. L’aspetto era di un metallo coperto dal tempo ma c’era anche una crepa e da un foro usciva un raggio di luce.

Perchè scrivo questo? Non per promuovere questa tecnica, se qualcuno la vuole conoscere e sperimentare non sarà difficile, ma per dire di non permettere a nessuno di farvi inglobare le emozioni in una palla di ferro arrugginito. Non mi ritengo una sprovveduta ma l’ho permesso ed in realtà l’ho permesso a me stessa. Quando una situazione non è “sana”, qualsiasi sia il motivo, gelosia, asessualità o altro, dobbiamo uscirne o risolverla, perchè non siamo fatti per rinchiudere le emozioni.

Sono solo all’inizio di una fase di liberazione, come l’ha chiamata la mia insolita psicoterapeuta. Non è semplice e se da un lato potrei avere paura di ciò che mi comunicherà il mio inconscio, dall’altro sono profondamente curiosa ed in attesa. In tutto questo lo scopo è uno. Quello di non continuare a perpetrare nella messa in atto di azioni che mi portano inevitabilmente allo stesso risultato. Un risultato derivante da un percorso fatto di dispendio di energie, pazienza, fiducia, felicità e che catapulta al punto di partenza. Un punto di partenza dove mi ritroverò se non capisco determinate cose. Come qualcuno che non impara la lezione e allora deve ricominciare da capo. Anche no, ora basta!

Rischio sonnolenza cerebrale… I campanelli d’allarme

L’altro giorno ero in macchina ed ho sentito alla radio una cosa che ha attirato la mia attenzione… Stavano parlando di uno strumento avente la funzione di “misuratore” quale alleato in cucina.

Questo strumento avrebbe sollevato l’umanità dall’onere di dover dosare gli ingredienti. In prima battuta, il termine pensato un pò da tutti sarà stato “comodo” ma poi, per quanto mi riguarda, in seconda battuta il ragionamento è stato diverso.

Mi sono chiesta se in questo modo non ci si avvicini sempre di più ad azzerare quello che è il nostro senso pratico e logico. Se pensiamo di doverci evitare anche lo sforzo di valutare la dose più opportuna o tentare di indovinare il seppur odiato “pizzico” o “q.b.” (quanto basta). Quale direzione stiamo prendendo? Quella di atrofizzare il nostro cervello riducendolo ad un mero esecutore delle indicazioni dettate da uno strumento???

Perchè demonizzare “i tentativi” che portano poi al risultato positivo con una conseguente soddisfazione dell’ego? Ok, stiamo parlando di torte o di frittate ma… Immaginate di dire alle vostre nonne o bis nonne che siete in crisi perchè non siete in grado di capire il quantitativo di farina necessario per fare la pasta fresca!
Credo vi guarderebbero con occhi compassionevoli. Penserebbero in silenzio che se tanta evoluzione ed “istruzione” ha portato a questo, forse era meglio crescere senza agi ma con il cervello nutrito ed allenato!

Non si sta parlando di ingegnarsi per costruire un nuovo prototipo di sonda spaziale ma semplicemente di farlo in cucina!!! Aprire il frigo e sapere che per fare la carbonara non devo usare tutto il mezzo kg di pancetta. Fare un ragionamento che in due secondi porti a capire la dose opportuna.

Non so perchè mi abbia messo una sorta di amarezza ascoltare quella notizia ma veramente mi è sembrato l’ennesimo campanello d’allarme. Un campanello che vuole avvisarci della strada che il genere umano sta prendendo… Quella di un’esistenza in cui il ragionamento autonomo viene brutalizzato e l’acume soffocato. Quale può essere il risultato se non una serie di cervelli dormienti?

Ovviamente, ribadisco che il punto non è tanto lo strumento in sé, ma ciò che rappresenta. La mia non vuole nemmeno essere o diventare l’ennesima teoria complottista. Semplicemente portare qualcuno a valutare se sia davvero necessario smettere di allenare il senso logico o pratico. Questi ultimi fanno parte di una fonte a cui si è attinto per millenni. Smettere di utilizzarla in un ambito così semplice e quotidiano come la cucina, significa pensare di dover arrivare ad ogni cosa senza il minimo sforzo o impegno.

Non lo so, starò esagerando ma… Forse vale un minuto di riflessione… (Sempre che non ci sia già uno strumento che rifletta al posto nostro!)

La parabola del denaro: ascendenza e discendenza

Quando si parla di denaro si deve necessariamente accantonare quella frase ipocrita che asserisce non conti. “Conta sì il denaro…  Altro che… Altro che chiacchiere!” cantava Vasco Rossi.

Forse l’errore sta nella parola “conta” che andrebbe sostituita con un più adeguato “serve”. Siamo (purtroppo) lontani dall’epoca in cui prevaleva il baratto, quindi ci si deve mettere il cuore in pace perché per vivere è necessario. Ecco, “necessario” è la parola giusta!

Premesso questo, è un altro il punto da analizzare secondo me e cioè l’importanza che oggi viene data al denaro…

E’ diventata la misura di tutto: del valore di una persona, della felicità, della serenità, delle capacità individuali, delle frequentazioni, della credibilità… E’ triste vedere elementi che non c’entrano nulla con il denaro esserne invece associati.

Se disegnassimo un piano cartesiano dove sull’ascisse il valore è il tempo e sulle ordinate la quantità di denaro, il risultato finale sarebbe una parabola ascendente e discendente.

Vi porto come esempio il mio personale piano cartesiano.

Da adolescente ho fatto stagioni estive, studiavo ed abitavo dai miei quindi le mie uscite erano pari a zero (tolti i vari Levi’s, serate con gli amici ecc.): la parabola è ascendete.

Arrivata alla maggiore età vado a vivere da sola e, da buona ariete, non potevo certo chiedere aiuto a nessuno! Anche a costo di non mangiare (successo veramente per pagare la bolletta della luce…): la parabola è precipitosamente discendente.

Mi stabilizzo e la mia vita prende un ritmo regolare e commisurato alle mie possibilità: la parabola torna ascendente.

Faccio un incidente con la macchina di un mio amico e, ovviamente, per i miei parametri morali, risarcisco interamente il danno: parabola discendente.

La perdita rientra, con fatica, e mantengo il lavoro extra che mi ero dovuta trovare: parabola ascendente.

Cambio lavoro e le promesse di rimborso spese non vengono mantenute dal datore di lavoro: parabola discendente.

Con gli anni mazzate e fregature sono servite, quindi mi sono fatta meno ingenua cercando di prevedere e prevenire ma, comunque, arrivano i mesi in cui c’è da pagare l’assicurazione, a cui si attacca il dentista, la spesa imprevista ecc.

Tutto questo racconto è per dire che non si deve dare eccessiva importanza al denaro. E’ un qualcosa che va e poi torna.

C’è da dire che sono anche cresciuta con un insegnamento che mi è servito tantissimo e cioè di fare sempre una spesa commisurandola alle possibilità del momento.

Se non posso permettermi il televisore da 50 pollici, non lo compro perché le stesse immagini le vedo in quello da 15!

Se voglio un cellulare di ultima generazione ma non posso permettermelo, mi compro quello a tasti da venti euro perché la funzione primaria per il quale è concepito, ce l’ho lo stesso.

Le ferie è meglio rimandarle ad un altro momento? Non ci vado e me le faccio a costo zero fra le mie montagne!

Quando sento qualcuno che si lamenta di non poter andare in ferie ritenendola una tragedia, mi viene da sorridere… I miei in vacanza non ci sono mai andati e sono vissuti benissimo. La vera tragedia è quando si chiede un prestito per andare in ferie!!! Queste sono le stesse persone che si sono comprate il televisore a rate, il cellulare a rate, il divano a rate e a fine mese hanno un totale di rate che supera le entrate.

Mi ricordo che quando sono andata a vivere da sola ero senza mobili del soggiorno ed il televisore era appoggiato sopra una cassetta di legno. L’ avevo colorata per renderla un po’ più carina e il mio divano era un tappeto con dei cuscini. Quando ho avuto la disponibilità economica sufficiente mi sono comprata il divano (al “mobile” della televisione mi ci ero troppo affezionata quindi è rimasto quello).

Quattro anni fa il mio ragazzo aveva cambiato macchina. La sua vecchia Seat Ibiza aveva un valore sentimentale per me (noi donne siamo così), così gli ho detto che avrei venduto la mia da cui avrei ricavato ancora qualcosa e mi sarei tenuta la sua. Bene, ho fatto tre anni con questa “IBIZIA” che ad un certo punto aveva sul cofano delle fiammate perchè se ne era andata la vernice. Sembrava la macchina di un profugo ma quanto mi piaceva fregarmene!

Nonostante una macchina in quelle condizioni, io non ho perso valore agli occhi di nessuno. Anzi, ne ho acquisito proprio perchè me ne fregavo!

Al denaro deve essere data la giusta importanza senza ipocrisia e con buonsenso. Il denaro deve tornare ad essere un mezzo e non un’unità di misura.

Manlio Sgalambro: “I mezzi di annientamento di massa corrispondono al ritorno in grande stile del valore al posto dell’essere”