Tipologie del genere maschile da evitare o quasi

Per ogni specie vivente esistono varie tipologie e lo stesso vale anche per l’essere umano…

Al genere maschile appartengono varie tipologie, alcune delle quali andrebbero evitate o quasi…

QUELLO CHE TI VUOLE ASSOGGETTARE

Questa è la tipologia più subdola. La sua individuazione richiede necessariamente il mantenimento di una parte di sé distaccata rispetto a quella sentimentale (inevitabilmente possibilista, volta al perdono, “prosciuttata” e ingenua).

Il soggetto preso oggi in esame è un abile corteggiatore dotato di un’intelligenza sottile, perspicace.

La prima fase messa in atto è quella di un corteggiamento galante. Il soggetto lancia piccole frecce imbevute di sorprese, mescolate con poche parole di sicuro effetto e misurate sulla persona a cui sono destinate.

Con molta pazienza butterà sul piatto conversazioni in cui non mancheranno complimenti che nutrirebbero qualsiasi ego, racconti di sé ed estremo interesse verso chi si trova di fronte. Il corteggiamento viene protratto con molta pazienza nel caso la preda risulti particolarmente difficile da avvicinare e conquistare.

Una volta portata a termine con successo la prima fase, avranno inizio le prime litigate e qui vi voglio!

Vi ritroverete a fine lite senza nemmeno saperne il motivo scatenante. Non saprete rendervi conto da dove cavolo sia partito tutto o, nel caso lo aveste ancora chiaro in testa, nulla che valesse una lite!
Vi ritroverete con il nervoso ed una rabbia totale per l’assurdità della situazione. Nella maggior parte dei casi (se non tutti) è avvenuta tramite cellulare, quindi con l’aggravante di avvertire quel pressante senso di impotenza, anche solo per il fatto di non potergli urlare in faccia se si rende conto dell’assurdità di tutto quanto!

Maggiori saranno le risposte che darete ai suoi messaggi e più gli darete la misura del vostro grado di coinvolgimento. Se una persona ti coinvolge poco, dopo tre o quattro messaggi (che il raziocinio vi palesa essere assurdi), manco si risponde più. Se il coinvolgimento è alto, la chat diventa kilometrica e gli darete la certezza di essere sulla buona strada per tenervi in pugno.

Il giorno seguente la lite, o comunque quando lo deciderà lui, si farà risentire riportando leggerezza nel vostro cuore innamorato ed adesso ancora più innamorato perchè “se si è fatto risentire dopo la lite, significa che ci tiene”.

Passano i giorni e la parabola prende nuovamente una curva discendente sotto il peso della seguente lista di frasi che vi rivolgerà:

–          Come fai a non capire (senza poi dire cosa cacchio c’è da capire)

–          Pensavo fossi sincera

–          Sto guardando il telefono senza riuscire a credere alle risposte che mi stai dando

–          Avrei fatto di tutto per te (il bastardo inizia a usare il tempo al passato per fare scattare il vostro campanello d’allarme)

–          Mi sembra di essere tornato indietro (facendovi intendere una ex di cui sicuramente vi ha raccontato)

–          Sono un idiota

–          Erano anni che non provavo una cosa così (molto inflazionata questa)

–          Come fai a dire certe cose, allora significa che ti sei dimenticata quello che ti ho raccontato (manco lui sa cosa intende)

–          Adesso basta ci sentiamo più tardi (conclusione da maestro del crimine)

Ovviamente tutto questo prosegue alternato a giorni di puro romanticismo che fanno dimenticare, o meglio sminuire, discussioni che, per fare un esempio portato al limite, possono avere avuto inizio dopo una frase del tipo “che bello oggi piove”.

Bene, senza sapere come, queste montagne russe (perché è questa la giusta definizione), vi faranno immergere nelle sabbie mobili e uscirne sappiamo tutti non essere così semplice. Specialmente senza l’aiuto di qualcuno.

Esistono però due vie d’uscita.

La prima è ovviamente trovare subito la lucidità per mandarlo a quel paese.

La seconda è quella di prendere in mano la situazione e ribaltarla (attuabilità non semplice e che richiede sangue freddo e cervello):

–          Inizia la lite? Non rispondere più

–          Se rispondi, fallo usando frasi che non c’entrano nulla! (Tipo: chissà quanti esemplari di Bonobo esistono)

–          Quando si fa risentire, rispondi dopo ore

–          Vendicati iniziando una lite con il suo stesso modus operandi e di fronte a una che si dimostra più matta di lui, se la darà a gambe

–          La conclusione deve essere, anche in questo caso in cui il coltello dalla parte del manico ce l’hai già tu, mandarlo a fanculo!

Una relazione sana comprende anche delle liti ma, allo stesso modo, sane!

QUELLO CHE NON E’ INNAMORATO

Passiamo ora agli strumenti per riconoscere quello che non è innamorato.
Come chiarito sopra, la sua individuazione richiede il mantenimento di una parte di sé che rimanga distaccata e razionale.

La prima cosa da tenere presente è che non è possibile pensare di amare per tutti e due. Alla lunga logora e non porta da nessuna parte.
Non si deve nemmeno condannare o colpevolizzare una persona che non si innamora di noi. Dipende da ognuno prendere atto e mettersi in testa che, il tempo dedicato a qualcosa che è a senso unico, non fa altro che portare via tempo ad una futura relazione che invece procederebbe in parallelo!

Ecco i segnali che inconfutabilmente portano a questa triste verità:

–          Non ti cerca

–          Risponde ai messaggi tardi

–          Se i vostri messaggi contengono qualcosa di tenero o romantico, lo glissa come Maradona ai tempi d’oro i difensori avversari

–          Un uomo innamorato coglie immediatamente ogni parola romantica ponendo l’attenzione solo su quest’ultima

–          Non si ricorda quello che gli raccontate di voi. Non mi sto riferendo al posto dove avete comprato un vestito, ma a eventi che per voi sono stati significativi

–          Siete solo voi a cercare la sua mano

–          La vostra opinione non è richiesta, cosa che è sinonimo di mancanza di considerazione e stima

–          Non si interessa di quello che fate né si informa

–          Quando vi guarda non sorride, o meglio non sorride con gli occhi

–          Non vi coccola. Questo non significa solo fisicamente, ma soprattutto nei gesti.

Ma alla fine, la realtà è che quando una persona è amata, lo sente, lo avverte sottopelle… La verità sta nei piccoli gesti, negli atteggiamenti e nelle accortezze che ognuno rivolge.

Non si deve mai avere paura di vedere le cose. Specialmente quelle che non ci fanno piacere.

QUELLO INNAMORATO DELL’AMORE

Di questa tipologia snocciolo subito una definizione che potrebbe apparire forte ma concedetemela. Una vale l’altra.

Una vale l’altra nel senso che questi uomini hanno una visione moooooolto romantica della relazione di coppia e fanno di tutto per metterla in atto. Si impegnano per portare la loro compagna a vivere la storia come si trovasse in un film, quindi per lui è tutto una sorta di copione. Non importa se l’attrice è alta, bassa, ingegnere aerospaziale, domatrice di serpenti, amante degli animali, carnivora, vegetariana, induista o buddhista.

Il copione messo in atto sarà uguale per tutte e, per quanto appena elencato, è uno che si adegua, che riesce a cucirsi addosso lo stile di vita della donna che gli sta accanto. L’importante è che il film rientri nel genere “romantico”.

Ora, non voglio dire che questa tipologia vada necessariamente evitata. Se a qualcuna va bene avere a fianco un uomo che si cuce addosso il loro stile, non c’è nulla di male, è questione di carattere.

Non è un uomo pericoloso o che potrebbe nuocere. Semplicemente va accettato che il suo amore è costruito sul sentimento in quanto tale. Se la storia dovesse finire, la sofferenza sarà perché il suo film è terminato, non per la perdita della persona che aveva accanto.

Lo si riconosce perché fin da subito rivolge parole d’amore assoluto, attenzioni e confidenze che necessiterebbero di tempo per conoscersi.

Ripeto, non è un cattivo soggetto, ma se non sarete voi… Andrà bene anche un’altra!

Maschi e Uomini. Quando si deve fare una distinzione

Ebbene sì, l’altra metà del cielo è a sua volta divisa in due: “maschi” e “uomini”.

Potrebbe sembrare una banalità od un controsenso ma non è così.

Tutte abbiamo incontrato una delle due specie! Il mitico Piero Angela avrebbe certamente dedicato una puntata del suo Quark, ne avrebbe elencato le caratteristiche, facendoci capire le differenze… Cose che per la sopravvivenza di ogni donna, sono essenziali! Tipo distinguere una bacca velenosa da un mirtillo!

Ora proverò, quanto più degnamente possibile, a mettermi nei panni di Piero, senza però dimenticare una cosa fondamentale ed imprescindibile… La sigla!!! Prima di procedere aprite una nuova pagina internet e cercate “sigla quark”. Azionata la musica potete procedere con la lettura.

Passiamo all’elenco delle caratteristiche che, non essendo supportata da un team redazionale, non sarà in ordine di importanza

MASCHI

–          Hanno le sopracciglia a coda di rondine o comunque disegnate da abile pinzetta

–          Si depilano petto, braccia e gambe (per i ciclisti le gambe sono ammesse)

–          Indossano pantaloni più attillati dei vostri

–          I capelli non sono mai spettinati (se non volutamente)

–          Nel docciatore hanno fatto inserire un sondino che va a pescare direttamente nella boccetta del profumo

–          Non hanno uno stile proprio. Apri il primo giornale di moda ed eccolo lì…

–          Un’inspiegabile disturbo alla cornea li costringe a portare gli occhiali da sole anche quando il sole è ormai calato

–          Sono perennemente in dieta anche se non lo confesseranno mai (ma li sgami alla prima cena)

–          Fanno le solite, banali ed idiote battute a cui ridono solo loro ed i loro simili (da qui il vantaggio di beccarne più di uno in un colpo solo)

–          L’immagine riflessa (la loro) non sfugge alla loro attenzione

–          Sono dei selfie man

–          Si vestono come dei teenager

–          Schifano la birra  e lo spumante che bevono deve assolutamente essere quello del momento

–          Amano e cercano una donna da esposizione

UOMINI

–          Le sopracciglia sono e restano quelle che madre natura ha donato loro

–          All’idea di depilarsi, prima si mettono a ridere e poi rabbrividiscono

–          Indossano quello che più piace a loro. Perché si sentono bene così, stanno comodi così e a chi non piace chi se ne frega

–          I capelli sono come sono (se mi ricordo metto il gel, altrimenti al primo lavandino li sistemo con l’acqua)

–          Se potessero riavere tutti gli occhiali da sole che hanno perso, potrebbero aprire un negozio di ottica

–          Mangiano quello che gli pare o, ancora meglio, quello che gli presentano davanti

–          I migliori hanno un cellulare del 1995 perché a loro di farsi i selfie non gliene frega nulla. L’importante è chiamare e, forse, se capita, mandare msg

–          Ti guardano dritto negli occhi, quello che dicono è quello che pensano e lo esprimono in concetti semplici e chiari. No giri di parole. No menate.

–          Non gliene frega niente dovessero fare anche tutta la serata in tuta da lavoro

–          Si trovano al bar con gli amici e brindano sinceri che sia birra o che sia vino della casa; l’importante è la serata

–          Amano e cercano una donna semplice ma che li sappia mettere al loro posto quanto è necessario

–          Tendenzialmente preferiscono pagare loro. Sia nei locali che nei ristoranti (diciamo un 5 contro 1)

A quanto sopra è necessaria una postilla.

Per la maggior parte dei punti in elenco nella specie “maschio”, un adolescente potrebbe anche essere giustificato ma… Se il soggetto supera i 18 anni, si può iniziare a storcere il naso. Dai 25 ai 35/40 anni munitevi di aglio e paletto di frassino. Se supera i 40 anni… Piuttosto compratevi un gatto!!!

Femmine e Donne… Quando si potrebbe fare una distinzione

Ho fatto la distinzione tra “maschi” e “uomini” quindi, per par condicio, mi sembra corretto fare la distinzione anche tra “femmine” e “donne”.

Anche in questo caso, per mancanza di un team redazionale, le caratteristiche che distinguono le due tipologie non saranno in ordine di importanza.

FEMMINE:

  • Pensano che la vera, o principale, arma di seduzione sia il fisico e fanno di tutto per esaltarne le forme (anche artificialmente)
  • La cosa fondamentale è che l’abbigliamento sia sexy e mostri (…)
  • Cercano l’uomo zerbino, uno che segua i loro capricci
  • Ogni cosa diventa un dramma
  • Il passatempo prediletto è spettegolare
  • Non hanno nessun tipo di interesse ad accrescere le loro conoscenze (politiche, sociali, culturali)
  • Non passa una giornata in cui il numero di selfie non arrivi almeno a dieci
  • La “faccia da selfie” è sempre la stessa (es. labbra con una sorta di broncio richiamante un bacio)
  • 9 foto su 10 rappresentano loro stesse
  • Una foto necessita necessariamente 100 scatti prova
  • Si accompagnano con maschi

DONNE:

  • Hanno capito che la vera seduzione passa dalla testa
  • Hanno uno stile proprio e ogni capo deve essere portato con eleganza
  • Cercano un uomo che le seduca prima di tutto intellettualmente
  • Sono indipendenti
  • Vogliono tenersi informate, ascoltano e apprendono
  • Solidarizzano con le altre donne
  • Le foto che fanno hanno un significato e il loro volto, se è presente, ha un’espressione normale e non costruita
  • La loro presenza è sobria ma dominante
  • Riescono a mixare decisione e dolcezza
  • Si accompagnano con uomini

Questa sorta di classificazione è un po’ una provocazione… Una provocazione verso atteggiamenti che stanno prendendo sempre più piede e verso una distorsione rispetto a quali siano le cose realmente importanti. Una distorsione che temo si insinui già in un’ età in cui ci si dovrebbe letteralmente rotolare nei prati, inventare giochi e il vestito da principessa è indossato solo la domenica (non vedendo l’ora di toglierlo)!

Mi preoccupa vedere bambine che si fanno fotografare con le labbra “a cuore”, non per coscienza ma per emulazione!

Non voglio fare la moralizzatrice ma questo è davvero un punto su cui si dovrebbe ragionare.

Sta diventando un virus… Vi prego trovate subito l’antidoto!

Quando la fiducia incondizionata diventa un dono perso

Non so se leggendo avete percepito il mio stato d’animo degli ultimi mesi. Com’è cambiata la mia vita e la situazione che mi sono trovata ad affrontare. Riassumo?

Quasi otto anni di convivenza durante la quale mi sono sentita dire che per lui era come fossimo sposati. Al di là di questo, nutrivo una fiducia totale rispetto alla sua persona. Ciò che esprimeva, il suo modo di essere ecc.

In un momento di crisi in cui ho dovuto prendere in mano io la situazione, è sparito nascondendosi mentre io in due giorni portavo via da casa otto anni di vita.

Esattamente oggi sono passati 4 mesi.

In questo tempo mi sono ricostruita (anzi, work in progress) ma l’altra sera mi sono resa conto di una cosa… Dopo aver salutato la mia amica con cui avevo trascorso un week end al mare, ho ripreso la mia macchina. Nel tragitto notturno verso casa ho ripensato a lui ed ho sentito l’esigenza di piangere.

Ho pianto per una fiducia tradita. Pur mettendo in conto che una storia possa finire, mai mi sarei aspettata che il valore di certe parole venisse azzerato così facilmente.

Per sentirsi traditi non è necessario vi sia una terza persona.

La mia era una fiducia così totale che la ferita si è aperta in una parte intima di me, perchè in quella parte avevo riposto un sentimento prezioso più dell’amore (che forse c’era ancora o forse no).

Mi sono chiesta il significato di quelle lacrime. Era la paura che quella parte intima si fosse chiusa o persa. Il cervello mi diceva che avrei ascoltato ancora parole così ma penserò che hanno valenza solo nel momento in cui vengono dette.

Vorrei sapere che questa sorta di cinismo sia solo qualcosa di momentaneo. Però so anche di non volere abbandonare questo pensiero e di avere quantomeno bisogno di tenerlo a mente. Questo non significa che non mi fiderò più di qualcuno ma non farò più affidamento sulle parole.

Per assurdo, proprio la persona di cui mi fidavo di più in assoluto, mi ha insegnato che le parole che descrivono un presente, hanno una validità ad esso circoscritta.

Mi hanno rubato e ucciso qualcosa di puro e bellissimo ed il regalo più bello che si possa donare a qualcuno. La fiducia incondizionata. L’hanno tradita ma qualcuno l’ha invece persa.

Tutto ci parla per farci capire qualcosa

Tutto ci parla.

Le situazioni accadono per farci capire qualcosa ed ancora più per farci cambiare degli aspetti della nostra vita, degli atteggiamenti che mettiamo in atto o la visione che abbiamo rispetto alle cose.

Inizialmente questo “parlare” è timido e bussa agli occhi della nostra mente con discrezione. Probabilmente siamo sopravvalutati perchè credo siano davvero pochi quelli che recepiscono subito questi mesti campanelli d’allarme!

Per la parte di umanità più zuccona, è necessario qualcosa di più deciso. Ecco che allora i toni si alzano, ma senza essere aggressivi. Tipo quando si ripetono le cose ad una persona allo stadio iniziale di sordità.

Però, si sa che ormai l’essere umano si è allontanato dalla sua parte più istintiva e primitiva. Quella in contatto con la natura, con le viscere.

Il messaggio non è stato recepito. Si rende quindi necessario alzare ulteriormente l’asticella e con ogni grado di elevazione, aumentano però anche stati di disagio e sofferenza…

Ciò che voglio dire è semplice… Quelli che, in gergo street, chiamiamo “casini”, altro non sono che il risultato della nostra sordità (/cecità). Sono la conseguenza di tutto ciò che non siamo disposti a cambiare per pigrizia, per ostinazione, per paura di non essere in grado o semplicemente perchè si preferisce pensare che “tanto non cambierebbe nulla”.

Ogni cambiamento, ogni virata, porta qualcosa di nuovo ed accoglie nuovi venti.

Non è semplice. Fidatevi lo so. Ascoltare la vita che ci “parla” è come trovarsi in un deserto dove l’unica indicazione è una totale fiducia e apertura verso ciò che ci arriva. Come per Gesù nel deserto, ci si presenteranno delle tentazioni travestite da paure ed illusioni. Tenteranno di riportarci ai vecchi schemi dicendoci che non erano sbagliati per noi.

Ci saranno tanti momenti in cui vorremmo poter dare la colpa a qualcuno e sfogarci scaricandogli addosso il nostro peso. Momenti in cui pensare di essere semplicemente “sfigati”, chiudendoci nel guscio della commiserazione.

Non c’è nulla di conquistato senza sforzo, però, se si decide di incamminarsi nel proprio deserto, si scoprirà l’esistenza di un oasi. E’ lì che tutto ci vuole guidare. Sia le cose belle che quelle meno belle.

Fidatevi, da mesi sono entrata nel mio di deserto. Ho pianto, ho analizzato, mi sono persa, ho perseverato, ho lottato, ho affrontato, sono caduta, mi sono rialzata. Mi sono fidata ed affidata.

Ho visto con chiarezza situazioni che mi si sono ripresentate ed ho fatto scelte diverse rispetto al passato. Il risultato? Mi sento bene. Ho detto no a persone e rapporti di cui pensavo di non potere fare a meno o, meglio, che mi portassero felicità ma… Non era così!

Ho fatto scelte diverse ma consapevoli. Mi sento stupida per non avere visto ciò che era evidente, ma poco importa. C’è anche un filo di tristezza, come quando si saluta dal finestrino di un treno chi resta sulla banchina ferroviaria, ma…

Mi piace il treno su cui sono salita, mi sento serena e tranquilla. Ora siederò sul mio divanetto e guarderò fuori dal finestrino. Voglio scendere alle mie stazioni e riempire i sedili accanto a me di persone e bagagli. Voglio imparare ed essere macchinista, capostazione, controllore e hostess del mio treno.

Imparare a non giudicare le scelte degli altri

Ieri sera ho saputo che è mancata una ragazza (43 anni) che abitava in un paese vicino al mio. La vedevo spesso quando ero piccola perchè frequentava dei posti dove abitualmente ci si ritrovava, ma non c’era mai stata una vera e propria frequentazione.

A 19 anni si era poi sposata con un mio compaesano e poco dopo è diventata mamma della prima delle sue due figlie.

Tre o quattro anni fa mi hanno detto che se ne era andata. Aveva scelto di intraprendere una nuova strada e di seguire l’uomo di cui si era innamorata. Immaginate l’impatto che questa scelta ha avuto sulla “sensibile moralità” di un piccolo paese.

Aveva abbandonato il marito, distrutto una famiglia. Doveva vergognarsi e, colpa ancora più grave, lo aveva fatto per un altro uomo.

Pur non avendo mai avuto nessun legame con lei, mi sono fin da subito sentita di difenderla, di levare una voce che fosse diversa da quell’odioso puntare il dito e pontificare sputando sentenze e veleno.

L’ho fatto per due motivi.

Il primo è la mia assoluta convinzione che nessuno può permettersi di giudicare le scelte altrui perchè dietro di esse si nascondono situazioni, sentimenti ed un vissuto che solo le parti direttamente interessate conoscono.

Il secondo è che circa sei anni fa, la vidi in un negozio in città. Era con suo marito e un’altra persona che non conoscevo.

La ricordavo come una ragazza molto di carattere, faceva sentire la propria presenza con energia. Per questo quando l’ho vista sono rimasta impressionata. Dal suo sguardo emergeva una profonda tristezza e la vedevo muoversi fra gli scaffali con disinteresse.

Lei non mi ha vista e credo non mi avrebbe nemmeno riconosciuta, ma quell’immagine mi è rimasta impressa.

Quando ho saputo dello “scandalo del momento” di cui era protagonista, non mi ha stupita. Non mi ha stupita perchè la prima cosa che ho pensato è che aveva scelto di tornare a vivere. Aveva scelto di trovare il coraggio di andare contro tutto e tutti per se stessa, per la sua vita.

Ora non c’è più. Dopo soli due anni di nuova vita in cui sarà sicuramente stata costretta ad affrontare il pettegolezzo, il disappunto ed i giudizi, si è trovata a combattere una battaglia ben più seria e concreta. Una battaglia durata un anno.

Era solo una ragazza che a 19 anni è diventata moglie e madre. Era solo una donna che forse ad un certo punto non si riconosceva più in quella vita. Una donna che ha fatto una scelta discutibile o meno, ma non per questo giudicabile nè tantomeno condannabile.

Le stesse persone che ora la piangono, sono quelle che un tempo l’hanno demonizzata. Vorrei si fermassero un attimo a riflettere, che si rendessero conto di quanto dolore hanno causato con la loro linguaccia.

Vorrei ci rendessimo tutti conto che non esistono pulpiti… Ma prima di aprire bocca.

Risalire al punto di rottura in una coppia

Chi almeno una volta non ha attraversato quel momento in cui tutto finisce? Se ne scrivo è perchè l’ho vissuto in prima persona poco più di quattro mesi fa…

Il mio scrivere non è volto a quei rapporti finiti per incompatibilità di carattere, per modi di vivere troppo in contrasto o visioni diametralmente opposte rispetto a dei valori che per l’uno sono fondamentali mentre per l’altro no.

Scrivo di quei rapporti dove le compatibilità caratteriali esistono, dove i ragionamenti scorrono sullo stesso binario e dove la stima reciproca diventa un collante.

Passato il primo momento in cui sconforto, astio e recriminazioni sono protagonisti, è necessario fare uno sforzo e cercare di trarne qualcosa di positivo… Un insegnamento.

Per capire quale sia l’insegnamento è necessario risalire al punto di rottura: dove è iniziata l’implosione? Quali sono i pensieri o i comportamenti che hanno fatto ammalare il rapporto?

Fare un’analisi così richiede necessariamente di mettere da parte il rancore e prepararsi anche a mettersi in discussione. Credo che questo vada affrontato come un lavoro pro futuro, qualcosa finalizzato a non trovarsi più in determinate situazioni.

Bene, detto questo, mi porto come esempio.

Sono andata a ritroso nel tempo, ripercorrendo la mia relazione e il punto di rottura è iniziato quando abbiamo smesso di fare cose insieme.

Lentamente ognuno iniziava a non “adeguarsi” alle esigenze dell’altro. Specialmente io, non valutavo delle alternative che ci permettessero, ad esempio, di andare in montagna assieme. I miei itinerari erano troppo faticosi per il suo fisico e quindi lui faceva altro mentre io trascorrevo la mia giornata in montagna.

Non è finita, perchè a monte di questo non valutare alternative, c’era anche un suo non affrontare le questioni. Fare finta di niente risultava per lui la soluzione più semplice. Allora ero io a prendere in mano la cosa: ne parlavo stando anche attenta ad usare l’atteggiamento migliore per farlo uscire dal suo guscio.

Era esattamente come quando da piccoli si trovava una lumaca e la si faceva uscire dal guscio: con pazienza e delicatezza.

E’ poi arrivato quel momento in cui mi sono detta: “Sai una cosa lumachina? Ti appoggio ed esci quando ti pare!”

Ecco dove è iniziato il tracollo, dove è iniziata ad alzarsi quella nebbia che ha offuscato tutto il resto.

La conclusione a cui sono arrivata è, indubbiamente l’importanza del dialogo (sereno e costruttivo) e del fare le cose assieme (tenendo ovviamente conto dei sani spazi individuali), ma anche…

Non lasciare appoggiata quella lumachina che però deve sbirciare e vedere quanto di positivo c’è se esce dal suo guscio.

Elargire consigli su cosa sia meglio. Le donne ci nascono così!

Mi trovavo in una piccola spiaggia in Liguria dove poi si è radunato un gruppo di ragazzini, penso di una qualche colonia estiva o simili. L’età credo si aggirasse attorno ai 10 anni, chi più chi meno.

Ad un certo punto tre maschietti si sono messi a scavare la classica buca nella sabbia. Dopo poco si è avvicinata una ragazzina che ha chiesto se poteva essere d’aiuto. Il leader del gruppetto (c’è sempre il maschio alfa), rispose con un secco no.
Passati cinque o dieci minuti la ragazzina ritenta l’approccio ma in modo diverso… Si avvicina chinandosi sulla buca e, mentre scavava con le mani, elargiva consigli su come sarebbe stato meglio fare. Ho sorriso.

Ho sorriso considerando come sia già insito nelle piccole donne questa smania di dare consigli (o meglio correggere) ai maschi! Mi sono analizzata nel rapporto con il mio compagno e anch’io quando lo vedo fare qualcosa non riesco a non dirgli che forse sarebbe meglio fare in altro modo! Quando gli chiedo se vuole aiuto, ad un suo rifiuto mica mi arrendo, sto lì come un falco aspettando il momento giusto per dimostrargli che invece sì, con il mio aiuto si fa prima ma soprattutto meglio!
Oddio… Sono una rompi palle! Come fa a sopportarmi? Però…
Però il segreto è che gli uomini sono programmati per avere questo tipo di pazienza, che forse è più una scrollata di spalle… Sono allenati fin da piccoli!

Guardavo questa scena e mi sono messa nei panni di un uomo. Ho realizzato che se la donna dovesse “subire” questa cosa, come minimo la risposta sarebbe un ringhio del tipo “Come puoi pensare che non lo stia facendo nel modo giusto? E’ una mancanza di stima e rispetto nei miei confronti!!!”
Come minimo le frecciatine in proposito non si sarebbero risparmiate per almeno i dieci giorni a venire. Invece, l’istinto di sopravvivenza, ha portato questo scaltro uomo dalla bile intonsa a dare una scrollata di spalle.

Ancora ricordo il moto di solidarietà che ho avuto in quel frangente. Avrei voluto avvicinarmi al maschio alfa per ringraziarlo e scusarmi a nome di tutte. Gli avrei fatto presente che con gli anni sarebbe stato sempre peggio e che il mio grazie valeva per tutte le volte in cui avrebbe attivato quella serena accettazione.
Piccolo uomo, crescendo ricordati di quella pazza che un giorno ti si è avvicinata sulla spiaggia e ti ha abbracciato scusandosi. Ricordati di quando ti disse che i vostri meccanismi mentali più semplici rispetto a quelli delle donne e che sono il vento che spazza via molte tempeste!

Poi mi sono voltata verso il mio compagno raccontandogli tutti questi pensieri. Gli dissi che mi rendevo conto di quanto dovesse essere pesante questo atavico atteggiamento. Lo ringraziai promettendogli (con occhi cerbiattosi) che non sarebbe più successo!
Non credo avesse capito bene la complessità di questa illuminazione, ma di certo aveva compreso che sarebbe andata a suo vantaggio…

Ovviamente atteggiamenti così ancestrali non sono semplici da modificare e quindi mi sorprendo ancora con la bacchetta da maestrina in mano ma… La differenza è che ci penso e magari una volta su tre non ci metto becco ed il fatto di avere capito che in fondo è un vantaggio anche per me, so di avere ancora margine di miglioramento!

Se il sopracitato bimbo alfa leggerà questo testo fra dieci anni, sappia che, per prima cosa non mi hanno rinchiusa e, come seconda, che ha contribuito a migliorare la vita di un uomo (il mio!)

Cosa significa perdonare davvero

Questa mattina ricevo la telefonata di una mia amica, arrabbiata e desiderosa di sfogarsi rispetto ad un marito che, a mio giudizio, è stato la causa dei problemi finanziari che lei si trova a dover affrontare. L’ambizione di quell’uomo li aveva trascinati in una voragine.

Nella telefonata mi ha raccontato delle parole di lui e delle reciproche accuse. Ovviamente sentirla così scossa turbava anche me e così ho cercato di farle domande. Non per curiosare ma per darle tutta una serie di strade da percorrere per smaltire la rabbia.

Nel rispondere ad una di queste, mi disse che finchè nella quotidianità non si presentavano problemi od intoppi, tutto procedeva abbastanza serenamente ma, appena un qualcosa turbava questa quotidianità, era come scoppiasse una bomba. Liti, recriminazioni, accuse.

Credo che questo sia capitato o capiti un pò a tutti. Dietro una apparente serenità si nasconde un punto debole fatto di una o più ferite che, appena solleticato, si trasforma in una bestia feroce pronta ad uscire.

Sono situazioni irrisolte, sono pensieri latenti, sono rospi ingoiati, compromessi, dubbi… E’ un perdono che non è arrivato. Verso qualcuno ma anche verso noi stessi.

Non so perchè ma mai come in quella telefonata, ho compreso la vera importanza del perdono. Cosa significhi e cosa comporti.

Prima di tutto comporta impegno e un sincero atto di fede. Perdonare significa anche dimenticare, archiviare ed andare oltre. Guardare in faccia ciò che ci ferisce, annusarlo, rivoltarlo come un calzino e ficcarci dentro la testa per poi abbandonarlo, lasciarlo lì, archiviato in un momento o episodio della nostra vita.

Decidere di perdonare significa assumersi anche la consapevolezza di non tirare più in ballo la questione. Non lasciare che diventi la sabbia nello stagno che con un sasso lanciato, riaffiora, si mescola all’acqua fino a renderla torbida. L’acqua è davvero limpida quando lo rimane anche lanciandovi un sasso.

Si può anche decidere di non perdonare, rendersi conto di non esserne in grado ed in questo caso si deve trovare anche il coraggio di interrompere il rapporto. Anche in questo caso però è necessario chiudere la cosa e lasciarla nel passato in modo da impedirle di avvelenare il futuro.

Come dicevo prima, il perdono è anche verso noi stessi. Rispetto a qualcosa che abbiamo gestito male, ad errori fatti o atteggiamenti assunti che non vorremmo mai avere messo in atto. Ne va conservata memoria finalizzata ad una lezione da ricordare per non ripeterla ma per il resto perdoniamoci.

Insomma, in un modo o nell’altro, il perdono è l’unica via per non rimanere in una ragnatela che ci tiene incastrati, che fa diventare la nostra vita uno stagno anzichè un torrente.

Rivedere parte del proprio vissuto in un documentario

Oggi ho letto di Chiara Ferragni che presenterà (fuori concorso) al Festival di Venezia il documentario dove racconta la sua vita. Aveva annunciato la conclusione del progetto con un video in cui si è mostrata estremamente emozionata fino ad arrivare alle lacrime.

Ho osservato questa ragazza e quelle lacrime raccontavano tutto l’impegno e la soddisfazione per le difficoltà superate. Non capita a tutti di rivedere parte del proprio vissuto in un docu-film e credo sia di forte impatto emotivo.

Mi sono chiesta come sarebbe avere questa opportunità per tutti. Forse riusciremo ad analizzare il nostro vissuto in maniera più lucida. Darebbe la possibilità di capire tantissimo rispetto alle scelte fatte, alle direzioni prese, alle persone conosciute ed ai rapporti allacciati.

La cosa che forse si avvicina a questo è forse rileggere il proprio diario. Una cosa che non sono mai riuscita a fare o quantomeno a portare avanti perchè, sì, ci ho provato e più di una volta! Mi piacerebbe leggere di cosa scriveva la me stessa di anni fa. Cosa pensavo, le cose a cui davo importanza, le riflessioni fatte su questo o l’altro argomento.

Credo che sarebbe anche divertente! Magari leggere del fidanzato dell’epoca, i progetti rispetto al rapporto o magari scoprire che in quel periodo ci piaceva qualcun’ altro! Ore di struggenti dubbi su quale dei due scegliere, divincolarsi fra il certo e l’incerto. Trovare nero su bianco che la tal persona ci è sempre stata vicina e ci ha sempre dato il suo supporto.

Ci dicono spesso di guardare avanti ma invece credo che vada sempre tenuto aperto uno squarcio sul passato per curiosarci dentro. In fondo siamo il risultato di quel passato, e “riviverlo” ci dà anche la possibilità di vedere se ed in quale modo ci siamo evoluti, quali cambiamenti di noi stessi abbiamo messo in atto ed anche, o soprattutto, quali non abbiamo ancora intrapreso per migliorare.